mercoledì 8 febbraio 2017

Blogtour "Il marchio perduto del templare " - Ultima tappa: Recensione

Buongiorno a tutti e benvenuti all'ultima tappa del blogtour dedicato a  "Il marchio perduto del templare" di Giuliano Scavuzzo (Newton Compton), un avvincente romanzo dalle atmosfere dark che ci trasporta nella Roma medievale alla vigilia dell'Apocalisse.Chiudo il tour condividendo la mia recensione.

Titolo: Il marchio perduto del templare
Autore: Giuliano Scavuzzo
Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo eBook: 3,99
Prezo cartaceo: 9,90

Descrizione:
Nella Roma medioevale di Innocenzo III, una città in piena decadenza vessata dal malaffare e dal crimine, sei cavalieri templari, che durante la prigionia in Terra Santa hanno votato l’anima al diavolo, sono pronti a sacrificare due piccoli gemelli e a scatenare l’Apocalisse. Il loro capo, Lucifuge, ha bisogno di un antico libro, la Clavicula Salomonis, per compiere la cerimonia finale. Uno dei templari, Shane de Rue, ha però rubato e nascosto il prezioso grimorio, tradendo i suoi compagni e privandosi poi dei propri ricordi per impedire a chiunque di ritrovarlo. Ma le immagini di una battaglia cruenta in Terra Santa continuano a tormentarlo, come una maledizione. Solo Lilith, una strega dai poteri straordinari, potrebbe liberarlo dall’anatema che lo ha colpito: parola di Don Graziano, un prete che ha chiesto l’aiuto di Shane per fermare l’uccisione dei gemelli. Quando i due si recano al Colosseo per incontrare la donna, ecco che Lucifuge li sorprende…

La recensione di Miriam: 

Il sipario si alza su una città in decadenza. Povertà, sporcizia, malaffare dilagano; pochi privilegiati detengono il potere e decidono per tutti, facendo solo il proprio interesse, mentre la massa segue la corrente. Lo scenario potrebbe adattarsi benissimo alla Roma attuale, tuttavia, una serie di dettagli ci forniscono subito delle coordinate temporali diverse. Siamo nel Medioevo, all’indomani della Terza Crociata, i cristiani hanno subito una pesante sconfitta e, nell’Urbe, papa Innocenzo III sta rafforzando il suo potere temporale. La cristianità impera, nonostante tutto, impone i suoi dogmi seminando terrore per mano della Santa Inquisizione, eppure le forze oscure sono tutt’altro che sopite.
In questa cornice tetra, infatti, qualcuno sta preparando l’atto finale. Si dice che occorra distruggere per ricostruire e, in conformità con  questo adagio, sei cavalieri templari che hanno venduto l’anima ad altrettanti generali degli inferi sono in procinto di scatenare l’Apocalisse, ponendo in atto un oscuro rituale. Allo scopo devono sacrificare sei gemelli nati nello stesso giorno e seguire le istruzioni contenute nel Clavicula Salomonis. Quest’ultima è la parte più difficile perché il compagno cui era stato affidato il compito di nascondere il grimorio, in attesa del suo utilizzo, ha tradito la causa: lo ha rubato e nascosto, ma la cosa peggiore è che ha perso la memoria, sicché non potrebbe rivelare dove si trova, neppure sotto tortura.
L’enigma che avvolge questo personaggio e quel che si cela nella sua memoria perduta rappresenta il letmotiv dell’intero romanzo. Sfidare l’oscurità che alberga nella sua mente è importante per lui, che vaga privo di identità e avverte il bisogno di capire chi è, è indispensabile per i demoni affinché possano portare a buon fine il loro piano di distruzione  e conquista, e lo è per chi vuole scongiurare il pericolo, come don Graziano.
L’avventurosa storia che si dipana fra queste pagine è dunque una sorta di caccia all’uomo a trecentossesanta gradi, giacché non si tratta semplicemente di catturare una persona fisica ma di carpirne l’anima, scoprire e afferrare, in qualche modo, la sua vera essenza. È proprio questa peculiarità a rendere originale e interessante il romanzo, che si connota come un crossover in grado di combinare il genere storico con il thriller psicologico, l’horror, il fantasy, fornendoci nel contempo svariati spunti di riflessione quanto mai attuali.
Ombra, Asmodeus, Shane de Rue. Assassino, demone, templare. Tre sono i nomi, tre le identità con le quali  viene identificato, di volta in volta, l’uomo del mistero dalle varie persone che incrociano il suo cammino. In nessuna delle tre lui riesce a riconoscersi, nessuna sembra risvegliare dei ricordi coerenti, e i frammenti di memoria che a tratti irrompono nella sua coscienza non aiutano perché sembrano dar ragione a tutti.
Uno e trino, come dio, è così che appare e forse non è un caso, giacché il rapporto con la religione gioca un ruolo fondamentale nell’intera vicenda.
Quella abilmente messa in scena da Scavuzzo non è una semplicistica lotta fra bene  e male, è qualcosa di molto più complesso e più realistico, nonostante la forte presenza di una componente fantastica. Uno degli aspetti più intriganti e innovativi dell’opera risiede proprio nella caratterizzazione dei personaggi riconducibili ai diversi schieramenti, e nella particolare interpretazione che dà della stessa Apocalisse.
I generali dell’inferno non nascono come creature maligne e non sono nemmeno angeli caduti, in origine sono comuni esseri umani, animati da un profondo spirito religioso. Si tratta di sei Templari, reduci da una crociata, combattuta a fianco di Riccardo cuor di leone contro Saladino. Sei uomini scioccati dall’orrore di cui sono stati testimoni e artefici in battaglia – un po’ come i soldati dei giorni nostri, afflitti da sindrome  postraumatica da stress – , ferventi cristiani che hanno perso fiducia in dio dopo aver toccato con mano le atrocità che si possono commettere in suo nome. Il loro votarsi a Lucifero è un atto di ribellione, una risposta a un tradimento subito da colui che credevano rappresentasse la salvezza.
Demoni feroci, insomma, pronti a scatenare la fine del mondo ma che sfuggono alla mera etichetta di cattivi.
Sull’altro fronte, del resto, abbiamo i fanatici religiosi, gli Inquisitori che si ergono a difensori del massimo bene e, nei fatti,  si macchiano di crimini non meno abietti di quelli imputabili ai nemici della fede.
Che differenza c’è fra un uomo di Chiesa che infligge orribili torture a un presunto eretico e un demone che sacrifica un innocente? Fra un crociato che uccide un infedele e un assassino che fredda un nemico?
Sono questi gli interrogativi che aleggiano in corso di lettura e che reclamano una risposta non meno dell’enigma di partenza.
Ammantandoci con le sue atmosfere cupe, l’autore ci conduce alla scoperta di una Roma misteriosa e inedita, passando per  Castel Sant’Angelo  e il Pantheon arriviamo all’interno del Colosseo, che qui si offre come ricettacolo di reietti, eretici, streghe – non a caso Colis eum (lo adori?) era la domanda posta nel rito di iniziazione a Satana. Storia e mistero si fondono in un trama avvincente scandendo le tappe di  uno straordinario viaggio nel tempo ma anche negli abissi dell’anima, alla ricerca di uno spazio in bilico fra bene e male poiché è in quel territorio di mezzo che, probabilmente, si colloca la libertà.

Il calendario completo del blogtour




2 commenti:

  1. Il Paranormal Fantasy non rientra tra i miei generi preferiti .......
    Sono io a non amare questo genere di letture .....
    Ma se a tè è piaciuto potrei farci un pensierino he he he
    Devo approfondire il discorso :-)
    Buon pomeriggio

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    Risposte
    1. Ma questo non è un paranormal fantasy...

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