venerdì 30 giugno 2017

Recensione: L'eredità dell'abate nero

Titolo: L'eredità dell'abate nero
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Prezzo ebook: 4,99
Prezzo cartaceo: 9,90

Descrizione:
Firenze, 21 febbraio 1459.
Il banchiere Giannotto Bruni viene ucciso in circostanze misteriose nella cripta dell’abbazia di Santa Trìnita. L’unico testimone è Tigrinus, un giovane ladro di origini ignote, dai capelli neri striati di bianco, che paga caro l’avere assistito al delitto: immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio, solo l’inspiegabile intervento di un uomo molto influente riesce a sottrarlo alla morte. Ma a quale prezzo? Da quel momento in poi Tigrinus sarà braccato e costretto a fronteggiare i tentativi di vendetta di Angelo e Bianca, il figlio e la nipote della vittima, convinti che meriti la forca. Mentre cerca di sfuggire ai parenti di Giannotto, il ladro scopre però qualcosa di decisivo per il proprio destino: la morte del banchiere è legata a un tesoro che si trova su una nave proveniente dall’Oriente. Per aver salva la vita, Tigrinus dovrà stringere un patto con il potente Cosimo de’ Medici e affrontare un incredibile viaggio per mare, alla ricerca di un uomo sfuggente e imprevedibile. Un uomo che pare conoscere tutto sul suo misterioso passato... Un uomo chiamato l’abate nero.

L'autore:
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013, e La cattedrale dei morti. Nel 2014 è uscito L’abbazia dei cento peccati, primo capitolo di una nuova trilogia, a cui seguono L’abbazia dei cento delitti e L'abbazia dei cento inganni. Dirige da quest’anno  nella sua città il Nero Laguna Book Festival.

La recensione di Miriam:
Un noto banchiere fiorentino, Giannotto Bruni, viene ritrovato morto nella cripta di Santa Trinità. Il giallo sembra risolversi all’istante giacché sul luogo del delitto viene scovato anche un ladro, Tigrinus: il responsabile dell’accaduto non può che essere lui. Infatti, viene immediatamente incarcerato e condannato a morte. La sorte, tuttavia, sembra arridergli poiché, prima che la sentenza possa essere eseguita, viene liberato da una persona molto influente. Il suo benefattore è Cosimo de’ Medici in persona ma la sua benevolenza ha un prezzo.
In cambio della libertà, Tigrinus dovrà svolgere una missione segreta per il signore, nello specifico dovrà rapire un certo Lionardo da Pistoia e recuperare un prezioso libro che reca con sé: la Tavola di Smeraldo.
Per ovvie ragioni, accettare è l’unica opzione possibile ma il ladro non si lascia intimorire e rilancia, chiedendo un ulteriore ricompensa per il suo operato. Se dovesse riuscire nell’impresa, Cosimo dovrà inviare il suo medico personale nel convento di Santa Faustina affinché curi la Badessa.
L’insolita richiesta ci fornisce subito un indizio importante per mettere a fuoco la complessa personalità di uno dei principali personaggi del romanzo. Tigrinus è un uomo senza passato, rimasto orfano sin da piccolo, è stato allevato in convento. A dispetto dell’educazione religiosa, non ha mai osservato la legge, dedicandosi al furto, tuttavia non ruba per pura avidità; dal suo punto di vista la ricchezza non è distribuita equamente e lui si limita a togliere a chi ha troppo. Suor Assunta è la figura più simile  a una madre che conosca, è malata e per l’appunto non ha i mezzi economici per curarsi a dovere, sicché non appena fiuta la possibilità di veder esaudito un suo desiderio non esita a spenderlo per lei. Un tipo ambiguo, dunque, scaltro, pericoloso ma nondimeno animato da buoni sentimenti.
Il compito affidatogli, già arduo di per sé, si complica nel momento in cui Angelo Bruni e Bianca de’ Brancacci, rispettivamente figlio e nipote del banchiere assassinato, iniziano a dargli la caccia. Quando scoprono che il ladro è fuggito di prigione – questa la versione ufficiale dei fatti – i due si convincono ancor più della sua colpevolezza e si mostrano determinati a riacciuffarlo per fare giustizia.
Sono queste le premesse che danno il via alla nuova avventura ordita per noi da Marcello Simoni. Sulle orme di Tigrinus compiremo un viaggio irto di difficoltà che dai quartieri di una Firenze tardomedievale ci condurrà a Venezia e, attraverso un mare infestato dalla minaccia degli infedeli, verso la Morea, laddove si presume sia nascosta l’agognata Tavola.
La storia si divide in due filoni narrativi destinati a intrecciarsi. Mentre Tigrinus tenta di portare a compimento la sua missione, Angelo e Bianca non solo lo ricercano ma indagano per far luce sul delitto. Posto che nella cripta non c’era niente da rubare, qual è il vero motivo per cui Giannotto è stato assassinato? Alcune ricerche conducono i due provetti investigatori sulle tracce di un misterioso carico di perle del Malabar, andato disperso, poco prima dell’omicidio…
Replicando una formula vincente, l’autore trae ispirazione dalla verità storica per confezionare un thriller in cui realtà e fiction si fondono in un plot adrenalinico e fitto di mistero.
Questa volta ci trasporta a Firenze, ai tempi di Cosimo de’ Medici ma, tralasciando gli aspetti artistici più frequentemente indagati in narrativa, si sofferma su un altro volto della città, quello legato al mondo degli affari, delle banche, dei traffici commerciali. Allontanandoci dalla Corte, affollata di intellettuali e dalla sua facciata impeccabile, ci guida nei quartieri più oscuri, fra prigioni e bordelli, fra ladri e prostitute, delineando un ritratto più prosaico ma non meno veritiero.
Della stessa famiglia Medici, indaga le ombre, in particolar modo un segreto al confine fra mito e realtà. Prende spunto dall’esistenza certa di un fratello gemello di Cosimo, Damiano, che stando ai documenti sarebbe morto all’età di un anno, ipotizzando, invece che sia rimasto in vita e legando le sue vicende personali a quelle della Tavola di Smeraldo. Il prezioso libro non sarebbe altro che il Corpus hermeticum, pietra miliare dell’alchimia e dell’esoterismo, la cui esistenza è storia mentre le vicissitudini che coinvolsero chi tentò di impossessarsene si perdono nella leggenda. È proprio in questi vuoti documentali che la penna di Simoni si insinua per riempirli con l’ausilio dell’immaginazione, senza mai perdere di vista la verosimiglianza e a attraverso uno stile narrativo ritmato, in grado di calamitare l’attenzione del lettore.
Leggendo ci si diverte, si prova costantemente l’ebbrezza di essere in bilico sul filo sottile che separa realtà e finzione e nello stesso tempo ci si stupisce per la modernità di tematiche e sentimenti. Avidità di potere, sete di denaro e di conoscenza sono alla base della particolare quest in cui viene coinvolto Tigrinus, insieme agli altri protagonisti del romanzo, come si può facilmente intuire, la cornice è quattrocentesca ma i contenuti che si agitano all’interno sono senza tempo.






mercoledì 28 giugno 2017

Anteprima: Il cadavere nel bosco di Stuart MacBride

Titolo: Il cadavere nel bosco
Autore: Stuart MacBride
Editore: Newton Compton
Pagine: 512
Prezzo ebook: 2,99
Prezzo cartaceo: 10,00

Descrizione:
Il sergente Logan McRae è in una situazione complicata. Sono scomparse delle persone. Nessuna traccia, nessun riscatto. Le vittime sembrano svanite nel nulla, inghiottite dal gelo che attanaglia tutta la Scozia. Almeno finora, perché l’indagine sembra finalmente giunta a un punto di svolta. Un cadavere viene ritrovato nel bosco, nudo, le mani legate dietro la schiena, e un sacchetto dei rifiuti sulla testa. L’ispettore Steel, ex capo di Logan, guida la squadra del dipartimento di polizia di Aberdeen e, come sempre, si aspetta che McRae risolva il caso. Ma il nuovo sovrintendente dell’inchiesta vuole fare a modo suo, ed è deciso a rendere la vita difficile a McRae. Nel frattempo Wee Hamish Mowat, il capo della più potente banda criminale della città, muore, lasciando il territorio preda dei gruppi rivali. Si sta preparando una guerra e McRae ci si ritrova intrappolato proprio nel mezzo, che gli piaccia o no.

L'autore: 
Stuart MacBride è lo scrittore scozzese numero 1 nel Regno Unito ed è tradotto in tutto il mondo. La Newton Compton ha pubblicato i thriller Il collezionista di bambini (Premio Barry come miglior romanzo d’esordio), Il cacciatore di ossa, La porta dell’inferno, La casa delle anime morte, Il collezionista di occhi, Sangue nero, La stanza delle torture, Vicino al cadavere, Scomparso e Il cadavere nel bosco, con protagonista Logan McRae; Cartoline dall’inferno e Omicidi quasi perfetti, che seguono le indagini del detective Ash Henderson; Apparenti suicidi. MacBride ha ricevuto il prestigioso premio CWA Dagger in the Library e l’ITV Crime Thriller come rivelazione dell’anno. Il suo sito è www.stuartmacbride.com.


sabato 24 giugno 2017

Recensione: Paradiso Nero

Titolo: Paradiso Nero
Autore: Fabio Galli
Editore: Letetre Animate
Pagine: 346
Prezzo: 16,99

Descrizione: 
Sono passati anni da quando il Risveglio dei morti ha sconvolto il mondo. Neppure il millenario potere dei maghi è riuscito a fermare la catastrofe che ha distrutto, senza alcuna eccezione, le nazioni di umani, elfi e nani. I pochi sopravvissuti cercano ancora di lottare, giorno dopo giorno, per strappare un briciolo di normalità all'incubo in cui sono sprofondati. Il popolo di Askan resiste duramente e orgogliosamente dietro le mura della propria città, forse l'unica rimasta ancora al mondo, mentre all'esterno torme di non-morti infestano le terre; ma all'orizzonte si profilano pericoli molto più antichi dello stesso Risveglio, che minacceranno la precaria stabilità di Askan e dei suoi cittadini.

La recensione di Miriam:
Siamo in piena apocalisse zombie. In un mondo immaginario, in un tempo indefinito, il Risveglio ha causato il ritorno dei morti che ora vagano minacciosi su un territorio divenuto ostile. Askan, forse l’ultima delle città, ospita un nutrito gruppo di superstiti che quotidianamente lottano per tenere il pericolo fuori dalle mura e garantirsi così la sopravvivenza, oltre a una parvenza di normalità.
La situazione si complica quando una nuova minaccia rischia di decretare la fine di tutto: la Morte Rossa, un morbo che potrebbe lasciare la popolazione del tutto priva di cibo. Stando agli antichi testi ancora reperibili, solo un artefatto magico potrebbe fermare questa piaga ma, ammesso che non sia andato distrutto, si trova a Pyran, un luogo molto distante da Askan.
Viene perciò organizzata una squadra di esploratori che dovranno compiere un pericoloso viaggio alla ricerca dell’oggetto magico nella speranza di scongiurare l’imminente catastrofe.
Come si può evincere da questo accenno di trama, lo scenario horror richiama a gran voce una lunga schiera di romanzi e film dedicati allo stesso argomento, non escludendo la nota serie TV The walking dead. Personaggi e canovaccio rimandano invece allo sword and sorcery. Nel mondo immaginario in cui l’autore colloca l’apocalisse zombie convivono tutte le razze tipiche del fantasy classico – elfi, troll, nani, maghi – i cui rappresentati saranno impegnati in una tradizionale quest.
Nell’insieme non propone niente di nuovo, incanalandosi su un sentiero già tracciato e ampiamente battuto in cui l’unico elemento di novità è rappresentato dall’ibridazione fra i due generi. Un connubio intrigante, in ogni caso, e che soprattutto nella parte iniziale riesce a suscitare curiosità.
Purtroppo, andando avanti, il livello di attenzione cala e il mordente scema perché tutto si svolge come da copione e, purtroppo, la narrazione privilegia molto l’azione a discapito delle emozioni e dell’approfondimento psicologico dei personaggi. Leggendo si ha la sensazione di muoversi su un terreno di gioco: abbiamo un percorso accidentato e fitto di pericoli da affrontare, numerosi scontri con nemici temibili, come i troll e gli stessi vaganti, e trappole da evitare, insomma siamo proiettati in una cornice in cui i personaggi si muovono, danno prova delle loro capacità, ma rimangono pedine prive di una caratterizzazione che possa consentirci di conoscerli davvero e affezionarci a loro.
Nebulosa rimane inoltre la stessa apocalisse giacché viene posta come punto di partenza della storia ma non ci è dato sapere cosa l’ha scatenata. Del resto, gli zombie ci sono, lo sappiamo sin dall’inizio, ma rimangono una presenza sullo sfondo. Una volta fuori, in realtà, i prescelti dovranno combattere soprattutto contro altri nemici.
Altra pecca è rappresentata dalla presenza nel testo di numerosi refusi ed errori ortografici che si ripetono sistematicamente, denotando una mancanza di editing.
Sebbene poco originale, nel complesso, Paradiso Nero si propone come un romanzo ricco di potenzialità ma non espresse al meglio. Con un’accurata revisione e qualche modifica potrebbe diventare molto più interessante.



venerdì 23 giugno 2017

Anteprima: L'eredità dell'abate nero di Marcello Simoni

Titolo: L'eredità dell'abate nero
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Prezzo ebook: 4,99
Prezzo cartaceo: 9,90

Descrizione:
Firenze, 21 febbraio 1459.
Il banchiere Giannotto Bruni viene ucciso in circostanze misteriose nella cripta dell’abbazia di Santa Trìnita. L’unico testimone è Tigrinus, un giovane ladro di origini ignote, dai capelli neri striati di bianco, che paga caro l’avere assistito al delitto: immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio, solo l’inspiegabile intervento di un uomo molto influente riesce a sottrarlo alla morte. Ma a quale prezzo? Da quel momento in poi Tigrinus sarà braccato e costretto a fronteggiare i tentativi di vendetta di Angelo e Bianca, il figlio e la nipote della vittima, convinti che meriti la forca. Mentre cerca di sfuggire ai parenti di Giannotto, il ladro scopre però qualcosa di decisivo per il proprio destino: la morte del banchiere è legata a un tesoro che si trova su una nave proveniente dall’Oriente. Per aver salva la vita, Tigrinus dovrà stringere un patto con il potente Cosimo de’ Medici e affrontare un incredibile viaggio per mare, alla ricerca di un uomo sfuggente e imprevedibile. Un uomo che pare conoscere tutto sul suo misterioso passato... Un uomo chiamato l’abate nero.

L'autore:
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013, e La cattedrale dei morti. Nel 2014 è uscito L’abbazia dei cento peccati, primo capitolo di una nuova trilogia, a cui seguono L’abbazia dei cento delitti e L'abbazia dei cento inganni. Dirige da quest’anno  nella sua città il Nero Laguna Book Festival.

giovedì 22 giugno 2017

Anteprima: Damien Melqart di Mirco Bambozzi

Titolo: “Damien Melqart – La città degli esiliati Vol.1”
Autore: Mirco Bambozzi
Editore: self publishing
Genere: Fantasy
Pagine: 350
Formato: Ebook e Cartaceo
Prezzo: Ebook 3.99€, Cartaceo 17,90€

Descrizione: 
Un’avventura fantastica, ambientata in un lontano passato apocalittico di cui nessuno ha più memoria. Storie di angeli, demoni, vampiri, elementali e uomini, narrate fra scalate al potere, amori tormentati, tradimenti clamorosi e insospettabili alleanze. L’umanità cerca redenzione. Spiragli di salvezza s’intravedono in un’antica profezia: “Quando il Vinto sarà vinto, e solo vincerà se stesso”. L’eterno scontro fra il bene e il male incarnato dall’epica battaglia fa gli uomini e la Terra dei Vulcani. Damien Melqart è un giovane Eretico alla ricerca di se stesso e del suo posto nel mondo. Il suo viaggio verso Elisea è costellato di insidie, incontri e rivelazioni. Le sue uniche certezze sono i compagni d’avventura e una precisa convinzione: “non esiste Bene, che sia realmente tale, che il Male possa distruggere”. Nel primo capitolo della saga, dopo una breve sosta a Desma, Damien è costretto a prendere parte alla guerra fra gli Esiliati e i vampiri di Dorodoka. Combatte per Desma, la Città degli Esiliati, ma i vampiri sono troppo potenti e una volta preso atto del pericolo, a Damien non resta che partire alla volta di Lemuria, la mitica città delle silfidi, in cerca di una speranza.


L'autore: 
Mirco Bambozzi vive a Recanati, nelle tranquille campagne marchigiane che si estendono dai Monti Sibillini al Mare Adriatico. Dopo il diploma tecnico, frequenta per qualche tempo la facoltà di filosofia dell’università di Macerata, per poi lasciare gli studi e dedicarsi al canto e alla sua passione più grande, la scrittura. Dopo aver pubblicato La Città degli Esiliati, primo capitolo della saga letteraria fantasy Damien Melqart, attualmente sta lavorando al secondo volume, dal titolo La Battaglia dei Secoli."

mercoledì 21 giugno 2017

Recensione: Nerve

Titolo: Nerve
Autore: Jeanne Ryan
Editore: Newton Compton
Pagine: 256
Prezzo eBook: 4,99
Prezzo cartaceo: 10,00

Descrizione:
Quando viene selezionata come concorrente per Nerve, un gioco in diretta online, Vee non è sicura che avrà il coraggio necessario ad affrontare le sfide via via proposte. Eppure chiunque si nasconda dietro Nerve sembra conoscerla alla perfezione e sapere esattamente ciò che desidera: i premi sono allettanti e il suo partner nel gioco è il ragazzo perfetto, il brillante e sensuale Ian. In un primo momento tutto si rivela incredibilmente divertente: i fan di Vee e Ian tifano per loro e li spingono ad alzare la posta con imprese sempre più rischiose. Ma il gioco ha una svolta poco chiara quando i partecipanti vengono indirizzati verso una località segreta con altri cinque giocatori per il round del Gran Premio, la finale di Nerve. Improvvisamente stanno giocando il tutto per tutto e in palio c’è la loro vita. Fino a che punto il sangue freddo di Vee la sosterrà per andare avanti?

La recensione di Miriam: 
Vee si è sempre sentita una ragazza insignificante. Gli occhi dell’intera scuola sono puntati su Sidney, la sua migliore amica, nonché attrice protagonista dello spettacolo teatrale organizzato dagli studenti. Lei è la più bella, colei che tutti i ragazzi desiderano. Vee, al contrario, lavora al trucco dietro le quinte, sempre in secondo piano, sempre lontano dai riflettori. Non è invidiosa, eppure un giorno le piacerebbe che i ruoli si invertissero, le piacerebbe uscire dall’ombra e guadagnare il centro della scena.
L’occasione si concretizza quando le viene offerta l’occasione di iscriversi a Nerve, il nuovo reality game che imperversa sulla rete. Nessuno sa nei dettagli in cosa consista, i suoi organizzatori sono ignoti, le sue regole segrete. Quel che è certo è che i partecipanti diventano delle star.
Vee non si sente all’altezza di una simile impresa, dà per scontato che il gioco preveda prove troppo difficili per lei, inoltre teme che le sfide non siano del tutto legali ed essendo una brava ragazza non accetterebbe mai di fare qualcosa di sconveniente.
Tuttavia, quando i misteriosi organizzatori di Nerve le descrivono la prima prova da sostenere per le qualifiche e le mostrano il suo premio, Vee comincia a cambiare idea.
È imbarazzante quel che le propongono di fare, ma niente di pericoloso, illecito o impossibile. Sicuramente qualcosa di accettabile se il premio in palio sono le scarpe che ha sempre sognato e che non può permettersi.
È così che la ragazza accetta finendo in un meccanismo perverso. Sì perché, una volta superata una prova, ne viene proposta subito un’altra. Ogni volta il livello di difficoltà cresce ma il premio si fa molto più interessante. La celebrità ottenuta strada facendo fa il resto.
Nerve funziona proprio in questo modo, fa leva sulle debolezze degli adolescenti e gradualmente li attira in una trappola senza via di uscita. All’inizio li spinge a commettere scherzi innocui, come versarsi addosso un bicchiere d’acqua in un bar pronunciando frasi volgari ad alta voce, bravate che non fanno male a nessuno, ma che li fanno sentire forti, che li convincono di poter superare i propri limiti. Man mano che si sale di livello, i giochi diventano sempre più cattivi ma non varcano mai una certa soglia, sicché nessuno fiuta il pericolo. Quando ciò accade è troppo tardi per tirarsi indietro, a quel punto il gioco si trasforma in tragedia.
Un tema attualissimo, visto che di recente si parla tanto di Blue Whale e di giochi perversi che impazzano in rete mettendo a rischio i giovani più fragili.
Da questo punto di vista, Nerve è un romanzo molto interessante perché, pur prendendo solo spunto dalla realtà per svilupparsi poi sul terreno della pura fiction, mette bene in evidenza i meccanismi psicologici che possono scattare nei ragazzi e il modo in cui gli ideatori di queste sfide perverse riescono a manipolarli. Jeanne Ryan tratteggia un ritratto psicologico realistico dei suoi protagonisti e nello stesso tempo ritrae con efficacia alcuni tratti della nuova generazione adolescenziale, sempre più proiettata nel mondo virtuale e scollata da quello reale. A volte, debole, insicura e attratta dai guadagni facili.
Il ritmo narrativo è lo stesso del gioco, incalzante e studiato per mantenere i nervi tesi dall’inizio alla fine. Quando si comincia a leggere diventa quasi impossibile interrompersi perché la curiosità di scoprire in cosa consisterà la sfida successiva e dove andrà a parere l’intero gioco è tanta.
Nonostante ciò, penso che l’autrice non abbia sfruttato al meglio tutte le potenzialità insite nella trama. Da un lato ho trovato le prove un po’ deludenti e monotone nella sostanza. Prima della svolta più seria, consistono per lo più in scherzi di cattivo gusto tutti incentrati sul sesso. Sfide un po’ più articolate e intelligenti avrebbero di sicuro reso più accattivante il tutto.
Ho trovato inoltre un po’ affrettato il finale e ho avvertito la mancanza di una spiegazione relativa allo scopo del gioco nella mente dei suoi organizzatori. Mentre comprendiamo perfettamente le ragioni che spingono i vari ragazzi a partecipare, non ci è dato sapere chi e perché ha ideato Nerve.
Un esperimento sociale? Il divertimento sadico di alcune menti malate, il progetto delirante di qualche fanatico o cosa?
Questi interrogativi rimangono tutti senza risposta, per cui alla fine si ha la sensazione di ritrovarsi di fronte a un giallo risolto solo a metà.
Un’ottima idea, nel complesso, ma non sviluppata al massimo delle sue possibilità.









Anteprima: The gft di Rebecca Daniels

TITOLO: The Gift (Katie Corfield – Libro I)
AUTORE: Rebecca Daniels
EDITORE: Dunwich
GENERE: Thriller Sovrannaturale
PAGINE: 240
PREZZO: 3,99 ebook 12,90 cartaceo
DATA DI USCITA: 19 giugno 2017
Disponibile qui

Descrizione: 
Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita.
Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda.

L'autrice: 
Rebecca Daniels nasce e vive a Boston, dove lavora in un’azienda farmaceutica. The Gift è il suo primo romanzo.

martedì 20 giugno 2017

Recensione: Il mistero di Abbacuada

Titolo: Il mistero di Abbacuada
Autore: Gavino Zucca
Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo eBook: 4,99
Prezzo cartaceo: 10,00

Descrizione:
Tempi duri per il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi: trasferito in Sardegna per motivi disciplinari, il giovane ufficiale si trova proiettato in una terra che niente ha in comune con la sua amata Bologna. E a breve dovrà pure dire addio al suo segreto peccato di gola: la scorza di cioccolato per cui va matto è introvabile a Sassari… Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso ai confini della sua tenuta. Tutto lascia pensare a una vendetta consumatasi secondo i canoni del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela, che Roversi ignora del tutto e lo mette di fronte alla Sardegna più arcaica e misteriosa. Per fortuna, ad affrontare il caso non è solo: Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso alleato per il tenente, a cui lo unisce una viscerale passione per Tex Willer. L’incontro tra i due è determinante: alle proprie capacità deduttive, Roversi può affiancare le efficaci e preziose intuizioni di Gualandi. Ma un delitto che sembrava semplice si rivela molto più complicato del previsto…

La recensione di Miriam: 
Il tenente Giorgio Roversi è appena giunto a Sassari, dov’è stato trasferito per un provvedimento disciplinare, quando si ritrova a dover gestire un’indagine per omicidio. Carlo Ferrero, un proprietario terriero noto in zona, viene ritrovato assassinato nella grotta di Abbacuada. Le tracce sulla scena del crimine sono poche e confuse, il movente difficile da indovinare, l’unico indizio interessante sembra essere l’orecchio mozzato del cadavere, un dettaglio che rimanda al codice barbaricino, ovvero un codice d’onore, arcaico quanto cruento, con cui pastori sardi erano soliti regolare i conti fra loro.
Per un bolognese come Roversi, il caso rappresenta una vera sfida perché sin da subito appare chiaro che per poterlo risolvere occorre entrare in sintonia con la mentalità e la cultura del posto.
Stavolta il suo spirito di osservazione, quello che assimila il suo lavoro a quello di uno scienziato – come sostiene da laureato in fisica – non può bastare. È necessario entrare nel merito delle dinamiche che regolano i rapporti fra confinanti, comprendere l’importanza attribuita dai pastori al bestiame, conoscere gli usi e i costumi dell’isola.
Fortunatamente il tenente non è solo. Luigi Gualandi, ex veterinario dell’arma ora in pensione, nonché colui che ha scoperto il cadavere, si offre infatti di dargli una mano, aiutandolo proprio laddove da solo fallirebbe. Fra i due uomini scatta subito un’intesa, sugellata anche dalla passione per Tex Willer che li accomuna.
Il mistero di Abbacuada è un giallo interessante e diverso dal solito proprio perché fortemente radicato nel territorio in cui si consuma il delitto. Il crimine su cui si indaga, in realtà, è quasi un pretesto, un’occasione fornita, al tenente Roversi quanto al lettore, per addentrarsi nei misteri della Sardegna, per conoscere la sua gente, le sue tradizioni e, perché no, i suoi segreti più reconditi.
L’autore ci fa compiere un doppio viaggio, non solo spaziale ma anche temporale, perché la storia si colloca agli inizi degli anni Sessanta, in un periodo in cui forse le vecchie tradizioni erano più vive che oggi sull’isola e in cui il boom turistico era solo in germe.
La lettura ci propone un intrigante caso poliziesco ma nello stesso tempo ci offre l’opportunità di approfondire la conoscenza di una terra ricca di fascino. Leggendo veniamo travolti dai colori dei suoi paesaggi, dagli odori e dai sapori dei piatti tipici ma non meno dalla cionfra, il peculiarissimo modo sardo di divertirsi con ironia. Ed è l’ironia a caratterizzare anche lo stile narrativo, scandendo un ritmo che alterna tensione e divertimento.
Se il codice barbaricino ci racconta di un regolamento rigido e violento, mettendo in luce un volto oscuro di questa terra, gli amici di cui gradualmente si circonda Roversi ci raccontano di un popolo ospitale e solidale. A Villa Flora, dimora di Gualandi, il tenente conosce gli altri suoi familiari e la domestica Caterina che lo accolgono con calore e si prestano, tutti indistintamente, a fornire il loro contributo alla risoluzione del giallo, formando una squadra davvero speciale. Una squadra colorita, ben assortita e compatta che non mancherà di comprendere il cane Argo e il maiale da compagnia Giovannino. Questi ultimi, non meno degli umani, forniranno un aiuto prezioso perché saranno protagonisti di un giallo nel giallo e, se pur inconsapevolmente finiranno per dare una svolta decisiva alle indagini.










domenica 18 giugno 2017

Recensione: Jakabok. Il demone del libro di Clive Barker

Titolo: Jakabok. Il demone del libro
Autore: Clive Barker
Traduzione di Daniele Bonfanti
Illustrazione di copertina di Giampaolo Frizzi
Editore: Independent Legions Publishing
Pagine: 210
Prezzo eBook: 5,99
Prezzo cartaceo: 17,04
Disponibile su Amazon in formato ebook e cartaceo


Descrizione: 
Prima edizione Italiana del romanzo 'Mister B. Gone'.
Sei ancora in tempo. Rimetti questo libro dove l’hai trovato. Se l’hai già comprato, disfatene subito. Perché questo non è affatto un libro: è la prigione di carta e inchiostro di un demone del quindicesimo secolo.
E se lo aprirai, cominciando a leggere le sue memorie, metterai a repentaglio la tua anima. Davvero, non ne vale la pena. E per cosa? Per scoprire le squallide disavventure di un reietto infernale da quattro soldi, di nome Jakabok Botch? Della sua infanzia disastrata tra le montagne d’immondizia nel Nono Cerchio, del fuoco che lo sfigurò orrendamente, della sua rocambolesca fuga con un padre assetato di sangue alle calcagna e delle sue infami vicende sulla Terra alla fine del Medioevo, alla caccia di un Grande Segreto nascosto nel laboratorio di un geniale orafo di nome Gutenberg? Rischiare tanto solo per leggere una storia fatta di violenza, morte, infelici amori, inganni, distruzione, solitudine e soprattutto fiamme?
Non ti sarebbe rivelato altro che la miseria del Genere Umano, attraverso gli occhi di questa immonda creatura. Davvero metteresti a rischio la tua anima per qualcosa di tanto sciocco. 

La recensione di Miriam: 

“Lo capisci, adesso? Dio è una parola! Tutto ciò che ci resta è il silenzio”.

Vi spaventa l’idea di incontrare un demone? In tal caso, non leggete questo libro perché è proprio quello che vi accadrà. Avete presente la lampada di Aladino? Era sufficiente sfregarla per risvegliare un genio pronto a esaudire tre desideri. In questo caso, invece, vi basterà voltare la prima pagina per evocare un diavolo infuriato che chiederà a voi di esaudire il suo desiderio: bruciare il volume che avete fra le mani, senza assolutamente leggerlo.
Facile, vero? In effetti, no, non lo è per niente, non se dietro quel demone si nasconde un autore come Clive Barker. Chi lo conosce e lo ama, di certo non potrà resistere alla tentazione di procedere con la lettura, assumendosi tutti i rischi della scelta. Io ho ceduto, non avrei potuto fare altrimenti, e ammetto che, tornando indietro, lo rifarei perché questo romanzo vale tutte le pene dell’inferno, o per essere più specifici tutte le Cinque Agonie.
D’altronde è un gioco, no? Cosa mai potrà succedere leggendo un libro? Per dirla con il suo stesso protagonista: “Cosa sono le parole? Segni neri su pagine bianche. Che male possono mai fare delle cose così semplici?
Riflettendoci, la verità è ben altra perché le parole possono rincuorare, ferire, distruggere, creare…
In principio era il Verbo. È scritto anche nella Bibbia e persino un demone del Nono Cerchio come Jakabok Botch – questo il nome della malefica creatura con cui avrete a che fare – lo sa benissimo e non esita a ribadirlo.
Del resto è con le parole che egli stesso ci affascina, ci confonde, ci irretisce.
Come è finito un demone in un libro? Perché mai non vuole che lo si legga? Quale grande Segreto si annida fra le sue pagine?
Se siete curiosi e non temete le sfide, vi basteranno poche righe per finire in trappola. A quel punto, sarà troppo tardi per tirarvi indietro.
Andando avanti, la curiosità cresce a livello esponenziale, perché il mistero, lungi dallo svelarsi, si infittisce ma a tenerci stretti in una morsa ferrea è anche l’alto tasso di divertimento che scandisce la lettura. Lo stile di Barker è ironico, dissacrante, irriverente; le situazioni dipinte con pennellate dai colori esplosivi assurde ai limiti della follia; i personaggi stravaganti e grotteschi. Varcata la soglia virtuale della copertina, si ha la sensazione di avventurarsi in una sorta di Paese delle Meraviglie in versione dark.
Seguendo i suoi sentieri, allucinanti e allucinogeni, ripercorriamo il viaggio personale di Jakabok che, macchiatosi di un crimine imperdonabile, è costretto a fuggire da casa e, fra mille peripezie, si ritrova nel Mondo di Sopra. È qui che per la prima volta sente parlare di un grandissimo Segreto che, si dice, cambierà le sorti dell’intera umanità. A lui non importa minimamente del Genere Umano, ma nella loro dimensione incontra qualcuno per cui farebbe follie e, forse, rinuncerebbe persino alle sue due code, fonte di incommensurabile orgoglio. Questo qualcuno vuole assolutamente mettere le mani sulla grande invenzione di cui si vocifera, sicché il diavolaccio, pur di restare al suo fianco, e nella speranza di fare colpo su di lui, accetta di seguirlo fino a Magonza, a casa di un certo Gutemberg.
Come avrete intuito, Jakabok Botch non è un demone comune, o meglio non rispecchia affatto lo stereotipo cui siamo abituati, fatta eccezione per la bruttezza. In sintonia con la sua natura è un essere malvagio e pericoloso ma non è immune alla sofferenza e, a suo modo, è capace anche di provare sentimenti nobili come l’amore. In fondo sarà questo il motore che lo guiderà e gli fornirà il coraggio di affrontare momenti davvero difficili. Al pari di ogni demone che si rispetti, è letale, sanguinario, ma non può avvalersi di poteri speciali, come vuole il luogo comune, per difendersi deve contare solo sulla propria forza e sul  proprio coraggio.  E poi… beh, se si chiama Botch, che letteralmente significa pasticcio, ci sarà un perché.
Di sicuro Jakabok incute terrore e ribrezzo, ma nello stesso tempo è capace di suscitare tenerezza e forte empatia, giacché finanche nel suo ruolo demoniaco è un emarginato e nella sua esistenza subisce molte angherie. Com’egli stesso dirà a proposito del mondo: “Mi era sempre sembrato un Palazzo in cui non avrei mai provato la gioia di entrare, essendo stato marchiato come reietto già nel grembo di mia madre.
La sua è la storia di un’anima in pena, di un essere alla ricerca di un proprio posto nell’universo e di un senso da dare alla propria esistenza, da questo punto di vista non così dissimile da noi. Nello stesso tempo la sua esperienza si dilata, finisce per incrociarsi con vicende che coinvolgono la macro storia, nello specifico con il capitolo di  una grandissima rivoluzione culturale e sociale.
Nel suo modo unico, folle, irresistibile Barker ci racconta la storia dell’invenzione della stampa, ci invita a riflettere sull’importanza delle parole e dei libri, veicolando un messaggio profondo e di grandissima attualità.
Giunti all’epilogo, in effetti, vi renderete conto di non aver semplicemente giocato con ricami d’inchiostro, sentirete il fiato rovente di Jakabok sulla pelle, vi sembrerà di vederlo saltare fuori dalla pagina e, a dispetto dei mezzi con cui tenterà di persuadervi a fare ciò che vuole, vi apparirà sempre più chiara e tangibile una verità incontestabile: un libro non è un mero oggetto, è un contenitore unico e meraviglioso, pulsante di vita, e non c’è minaccia o lusinga che possa valere la rinuncia al privilegio della lettura.
















Anteprima: Il giardino delle farfalle di Dot Hutchison

Titolo: Il giardino delle farfalle
Autore: Dot Hutchison
Editore: Newton Compton
Pagine: 336
Prezzo eBook: 2,99
Prezzo cartaceo: 9,90

Descrizione:
Vicino a una villa isolata c’è un bellissimo giardino dove è possibile trovare fiori lussureggianti, alberi che regalano un’ombra gentile e... una collezione di preziose “farfalle”: giovani donne rapite e tatuate in modo da farle assomigliare a dei veri lepidotteri. A guardia di questo posto da brividi c’è il Giardiniere, un uomo contorto, ossessionato dalla cattura e dalla conservazione dei suoi esemplari unici. Quando il giardino viene scoperto dalla polizia, una delle sopravvissute viene portata via per essere interrogata. Gli agenti dell’FBI Victor Hanoverian e Brandon Eddison hanno il compito di mettere insieme i pezzi di uno dei più complicati rompicapo della loro carriera. La ragazza, che si fa chiamare Maya, è ancora sotto shock e la sua testimonianza è ricca di episodi sconvolgenti al limite del credibile. Torture, ogni forma di crudeltà e privazione sembravano essere all’ordine del giorno in quella serra degli orrori, ma nella deposizione della giovane donna, che ha delle ali di farfalla tatuate sulla schiena, non mancano buchi e reticenze... Più Maya va avanti con il suo terrificante racconto, più Victor e Brandon si chiedono chi o cosa la ragazza stia cercando di nascondere...

L'autrice: 
Dot Hutchison è l’autrice di A Wounded Name, un romanzo ispirato all’Amleto di Shakespeare. Il thriller Il giardino delle farfalle è stato un successo straordinario per settimane in vetta alle classifiche di Amazon. Per ulteriori informazioni sui suoi progetti, visitate il sito www.dothutchison.com o seguitela su Twitter (@DotHutchison) e Facebook

venerdì 16 giugno 2017

Recensione: Trauma

Titolo: Trauma
Autore: Nate Southard
Traduzione di Francesca Noto
Illustrazione di copertina di Giampaolo Frizzi
Editore: Gook Kill
Pagine: 234
Formato: eBook e cartaceo
Prezzo eBoook: 3,99
Prezzo cartaceo: 14,99
Disponibile su Amazon

Descrizione:
A Folk County, nell'Indiana, una donna viene trovata morta, nuda, sulle rive del fiume Ohio. Il brutale omicidio scuote gli animi della piccola città, portando alla luce i segreti di alcuni abitanti, tra i quali lo sceriffo Hal Kendrick, che tenterà di risolvere il delitto, lottando nello stesso tempo contro l'Alzheimer che gli sta divorando la mente, e il reduce ex marine Corey Hunt che combatte tutti i giorni con i traumi che si porta dietro dalla guerra in Iraq e Afghanistan. Il romanzo (titolo originale Pale Horses), che dipinge un vivido ritratto della moderna America rurale, tratteggia le zone grigie dell'animo umano, rivelando come spesso anche le migliori intenzioni possono portare a inaspettate, terribili conseguenze. 

La recensione di Miriam: 
Rendere la sua contea un posto migliore. Questa è sempre stata l’ambizione dello sceriffo Hal Kendrick e, giunto quasi al termine della sua carriera, si era illuso di esserci riuscito, almeno in parte. Quando la giovane Colleen Lothridge viene ritrovata con il cranio fracassato da un martello, tuttavia, le sue certezze iniziano a vacillare. In tanti anni di servizio, non si era mai verificato un delitto così efferato a Folk County. Di certo Hal non può andare in congedo lasciando un simile crimine impunito, così facendo verrebbe meno ai suoi obiettivi, sicché s’impone di risolvere il caso prima di lasciare il suo posto. Un ragionamento sensato se non gli avessero diagnosticato l’Alzheimer, se i sintomi di questa terribile malattia non avessero cominciato a manifestarsi.
Nelle sue condizioni, la cosa saggia da fare sarebbe mettersi da parte. Pensare di svolgere delle indagini per omicidio quando si fa fatica a ricordare persino il nome della propria moglie e il GPS è un alleato indispensabile per ritrovare la via di casa è pura follia. Kendrick però non è disposto a mollare, dopotutto i suoi vuoti di memoria non sono ancora così frequenti e può contare su una dose sufficiente di lucidità, in fin dei conti, si tratta solo di sfidare il tempo, di stanare l’assassino prima che la malattia lo metta definitivamente fuori gioco… e di tenere nascosta la sua condizione, nel frattempo, giacché se si venisse a sapere l’ipotesi di continuare a lavorare non sarebbe più praticabile.
È un thriller decisamente insolito a segnare il debutto ufficiale di Good Kill Edizioni, un romanzo in bilico fra crime e introspezione, in grado di tenerci sulla corda e nello stesso tempo di incidere in profondità, ponendoci a confronto con gli aspetti più oscuri e inquietanti della mente umana.
Il delitto fa da fil rouge ma in ballo non è solo l’esigenza di dare un nome a un assassino, c’è molto di più e quel di più fa riflettere.
Come da copione, i primi sospetti ricadono sul marito della vittima, Bobby Lothridge: quello che tutti definirebbero un bravo ragazzo, un bonaccione che però potrebbe aver perso la testa per gelosia, giacché Colleen, al suo contrario, era una libertina. Ma si tratta di una pista che non convince nessuno. Lascia perplesso Hal quanto il detective Ed Brown, che lo affianca nelle indagini.
Per risolvere il mistero occorre guardarsi intorno, scavare nei segreti della comunità, affrontare i suoi lati più nascosti. E, in effetti, è proprio questa la verità destabilizzante con cui lo sceriffo si ritrova a fare i conti. L’omicidio della Lothridge finisce per scoperchiare un vaso di Pandora, per cui scopre che la sua contea non è il posto tranquillo che credeva ma è un luogo in cui si annidano gli spettri del vizio, della corruzione, dei traffici illeciti. Un luogo che sembra sul punto di andare in malora proprio come il suo cervello.
Nate Southard si rivela abilissimo nel creare tensione, nell’intrecciare i fili di una trama misteriosa che incuriosisce e invoglia a voltare pagina per scoprire quello che accadrà, ma soprattutto si dimostra un fine psicologo. A fare la differenza, a rendere Trauma coinvolgente e destabilizzante è la caratterizzazione psicologica dei personaggi chiave che sono tutti sopra le righe.
Nel caso di Hal descrive con un realismo agghiacciante l’incedere della malattia, dai primi buchi di memoria all’insorgere di pensieri paranoidi. Riesce a mostrarci con grande vividezza la sua condizione esteriore e contemporaneamente a farci percepire il dramma di un uomo che sa di essere condannato a perdere tutto, dai ricordi alla propria identità, e che nonostante tutto si oppone al suo destino inesorabile.
La rosa dei sospetti pian piano si allargherà fino a comprendere Korey Hunt, un veterano che soffre di disturbo postraumatico da stress; un uomo bellicoso, aggressivo, totalmente instabile.
Mentre a marcarlo stretto, troveremo Danny Cole, un agente all’apparenza irreprensibile ma che in realtà nasconde un mucchio di segreti, quasi una sorta di doppia personalità.
L’autore ci intrappola in un labirinto mentale in cui è davvero difficile distinguere i giusti dai criminali, le persone affidabili da quelle fuori di testa. Nella sua storia il delitto posto sotto i riflettori non è che la punta di un iceberg, un pretesto per addentrarsi in quei meandri oscuri della psiche umana in cui albergano gli istinti più feroci, nei quali può annidarsi il germe di una malattia bastarda come l’Alzheimer o della follia.
Un giallo che, come da prassi, giunge all’identificazione di un responsabile ma che in senso più ampio non ammette soluzioni. Per nulla scontato e struggente è il finale che lascia un groppo in gola e un vago senso di malinconia.









mercoledì 14 giugno 2017

Blogtour: Il mistero di Abbacuada: Intervista a Gavino Zucca

Buongiorno cari follower,
oggi abbiamo il piacere di partecipare al Blogtour dedicato a Il mistero di Abbacuada di Gavino Zucca (Newton Compton), un giallo che affonda le radici nei segreti della Sardegna.
Seguendo le varie tappe (sul banner in alto potete leggere l'elenco dei blog partecipanti), avrete modo di conoscere meglio il romanzo attraverso estratti, approfondimenti, curiosità.
In questa tappa vi proponiamo un'interessante intervista all'autore, che ringraziamo per la sua disponibilità.

Titolo: Il mistero di Abbacuada
Autore: Gavino Zucca
Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo eBook: 4,99
Prezzo cartaceo: 10,00

Descrizione:
Tempi duri per il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi: trasferito in Sardegna per motivi disciplinari, il giovane ufficiale si trova proiettato in una terra che niente ha in comune con la sua amata Bologna. E a breve dovrà pure dire addio al suo segreto peccato di gola: la scorza di cioccolato per cui va matto è introvabile a Sassari… Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso ai confini della sua tenuta. Tutto lascia pensare a una vendetta consumatasi secondo i canoni del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela, che Roversi ignora del tutto e lo mette di fronte alla Sardegna più arcaica e misteriosa. Per fortuna, ad affrontare il caso non è solo: Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso alleato per il tenente, a cui lo unisce una viscerale passione per Tex Willer. L’incontro tra i due è determinante: alle proprie capacità deduttive, Roversi può affiancare le efficaci e preziose intuizioni di Gualandi. Ma un delitto che sembrava semplice si rivela molto più complicato del previsto…

Intervista a Gavino Zucca

Benvenuto nel nostro salotto virtuale. Per cominciare ti andrebbe di presentarti ai nostri lettori? Chi è e perché scrive Gavino Zucca?
Sono uno a cui piace affrontare sempre nuove sfide. Fisico e filosofo, sono stato sperimentatore scientifico, programmatore di software, esperto di modelli matematici, project manager, insegnante di fisica e ora scrittore. Mi piace pensare di aver finora vissuto almeno quattro vite diverse: i primi diciotto anni a Sassari, poi il salto nel buio per studiare fisica a Pisa, quindi il lungo periodo bolognese, dove ho lavorato nella società di informatica dell’eni e come insegnante delle scuole superiori. Quella di scrittore sarebbe la quinta vita. Se fossi un gatto, me ne resterebbero ancora altre due (o quattro, nella versione anglosassone che tendo a preferire).

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura e per il genere poliziesco in particolare?
La letteratura è una passione che è sempre andata di pari passo con l’amore per la scienza. La fisica alla fine ha prevalso, però non ho mai rinunziato a leggere e a raccontare delle storie. Scrivere, per me, deve essere anzitutto un divertimento. Ho sempre letto un po’ di tutto, ma il genere poliziesco è tra i miei preferiti, insieme alla narrativa umoristica. Autori come Arthur Conan Doyle, Agatha Christie, Robert van Gulik e Georges Simenon non sono estranei al mio desiderio di provare a cimentarmi a mia volta con un giallo. Credo che però sia stato molto importante anche l’influsso di un umorista inglese, Pelham G. Wodehouse, soprattutto per gli intrecci appassionanti e le ambientazioni agresti.

Originario di Bologna, si trasferisce a Sassari, laureato in fisica. Sono tratti distintivi del tenente protagonista del tuo romanzo ma, seppure con qualche variazione, ricorrono anche nella tua biografia. Piccole coincidenze o c’è di più? Quanto di Gavino Zucca c’è in Giorgio Roversi?
Certamente in Giorgio Roversi c’è molto di me, anche se abbiamo percorso la stessa strada in due versi opposti. Lui, dalla natia Bologna, è finito a Sassari, mentre io ho seguito il percorso inverso. Entrambi siamo laureati in fisica, amiamo la scorza di cioccolato e il biliardo. Roversi ha una mentalità scientifica, si appoggia al ragionamento e alla logica, e ha un fortissimo senso della giustizia, anche a costo di infrangere le regole. Lui, però, ha anche molte caratteristiche tutte sue, soprattutto in campo sentimentale. Dal romanzo si può intuire che nel suo passato ci sono delle questioni ancora irrisolte, che non gli consentono di abbandonarsi con fiducia a un nuovo rapporto.
Comunque, una piccola parte di me vive anche nel personaggio di Gualandi, con il suo amore per l’ambiente, la campagna e Valle delle Magnolie, il suo approccio più istintivo alla risoluzione di un caso, il suo giocare con le parole. Se Roversi rispecchia il mio lato scientifico, Gualandi rappresenta invece il mio lato umanistico e letterario.

Se ti dico Tex Willer?
Tex Willer mi fa pensare anzitutto a mio padre, che ne era un appassionato lettore. Quando ero ragazzo, forse per il normale antagonismo che ci oppone ai genitori a quell’età, amavo soprattutto il personaggio di Zagor. Di Tex c’erano tante aspetti che non riuscivo ad accettare, soprattutto quel ricorrere talvolta alle maniere forti per far valere le ragioni della giustizia o raddrizzare un torto subito da qualcuno. Poi, con gli anni, ho invece capito che il mondo è un po’ meno ideale di come me l’ero dipinto da giovane, e Tex ha iniziato ad apparirmi come un personaggio molto più “vero”.

Il territorio e la cultura sarda occupano un ruolo di spicco nel romanzo, al punto che il mistero stesso su cui è incentrato non può essere risolto senza entrare in sintonia con la mentalità e le tradizioni del luogo. È una scelta dettata solo da un legame affettivo o c’è dell’altro?
Certo, il legame affettivo con la mia terra è molto importante. La Sardegna che conosco bene è soprattutto quella della città in cui sono nato, Sassari, mentre quella delle zone interne l’ho sempre percepita come un’entità misteriosa e per molti versi affascinante, in buona parte nota solo attraverso i racconti di altre persone. Uno degli aspetti che mi ha sempre colpito è l’esistenza di un codice non scritto, una sorta di sistema legale parallelo a quello ufficiale, le cui origini risalgono a un passato di cui non si ha neanche più memoria. Probabilmente, in quel codice è scolpita l’anima profonda della mia isola e nelle sue pieghe si può ancora sentire l’eco delle passioni che agitavano la vita dei miei antenati.

La tua storia ci trascina indietro nel tempo, siamo nei primi anni Sessanta in una regione in cui sono molto vive le tradizioni, compreso un codice, antico quanto cruento, come quello barbaricino. Quanto, dal tuo punto di vista, è cambiata la Sardegna da allora ai giorni nostri?
La Sardegna descritta nel romanzo è fotografata in un momento cruciale di transizione fra arcaismo e modernità. Da un lato, si percepisce la persistenza di tradizioni millenarie mentre, dall’altro, irrompe il futuro, con la vocazione turistica ormai alle porte e l’avvento di nuovi mezzi di trasporto che rivoluzioneranno la capacità di movimento da e verso l’isola.
La Sardegna di oggi è molto cambiata rispetto al periodo in cui è ambientato il romanzo. La televisione prima, e Internet poi, hanno accorciato molto le distanze culturali. I trasporti via mare e terra forse non hanno ancora realizzato appieno il sogno della continuità territoriale, ma certamente permettono una libertà di movimento impensabile agli inizi degli anni ’60. Però, nonostante i tanti mutamenti, i sardi continuano a essere profondamente attaccati alle tradizioni e ai valori dei loro progenitori e cercano di mantenerli vivi tramandandoli alle nuove generazioni.

Giorgio Roversi, a un certo punto, traccia una similitudine interessante fra il lavoro investigativo e quello di uno scienziato. Ti andrebbe di spiegarcelo? Pensi che il lavoro di uno scrittore di gialli possa rientrare in qualche modo nella stessa similitudine?
L’idea è proposta niente di meno che da Albert Einstein, in un bellissimo libro divulgativo, L’evoluzione della fisica. Secondo questa idea, uno scienziato è simile al lettore di un romanzo giallo. Entrambi raccolgono indizi dalla lettura, rispettivamente, della natura e del libro. Quando hanno accumulato abbastanza indizi, possono riflettere, trovare ciò che li collega, ed eventualmente cercare ulteriori conferme dell’idea che si sono fatti. In tutti e due i casi, inoltre, esistono falsi indizi di cui si deve diffidare e l’intuizione può talvolta portare fuori strada. C’è però una differenza fondamentale: mentre il lettore trova sempre la soluzione alla fine del libro che sta leggendo, lo scienziato, questa soluzione, deve scovarla da sé. Secondo l’analogia, dunque, lo scrittore di gialli è un po’ come la natura, che plasma i fenomeni con le sue leggi e dissemina indizi che lo scienziato deve scoprire.

Laura e Caterina. Sono due donne molto diverse fra loro ma entrambe, in qualche modo, fanno breccia nel cuore del tenente bolognese. Cosa puoi dirci a proposito di queste figure femminili?
Sì, è vero. Laura e Caterina sono due donne in apparenza molto diverse. Ma solo in apparenza. In realtà, sono più simili di quanto sembri. Sono due donne forti, molto determinate rispetto a ciò che desiderano per sé e per le persone che amano. Hanno entrambe sofferto e combattuto per migliorare la propria condizione, anche se lo hanno fatto in due modi diversi. L’attrazione di Roversi deriva forse proprio da questa forza interiore che intuisce in loro, oltre che dal momento di difficoltà che lui sta vivendo in prima persona. Il giovane ufficiale si trova davanti a una svolta della sua vita, è combattuto fra il passato e il futuro, di fronte a sé ha una nuova esistenza colma di incognite, ma a Bologna ha lasciato qualcosa di irrisolto, anzitutto con se stesso. Perché, sullo sfondo, si intuisce l’esistenza di un’altra presenza femminile che ha giocato un ruolo importante nella vita sentimentale del tenente Roversi.

Qual è stata la maggiore difficoltà che hai incontrato nella scrittura del romanzo? Quale, invece, l’aspetto più divertente?
La maggiore difficoltà… forse quella di trattenermi dal raccontare Sassari e la Sardegna più di quanto sia giusto fare in un romanzo come questo.
L’aspetto più divertente, invece, è stato vedere come i personaggi che avevo creato a un certo punto hanno preso vita propria e il romanzo, una volta avviato sui binari che avevo predisposto, si è quasi scritto da sé. Svelo un piccolo retroscena: nelle intenzioni iniziali, il vero protagonista doveva essere Luigi Gualandi, il proprietario di Villa Flora. Però la personalità del tenente Roversi ha preso da sé il sopravvento, e io non ho potuto che prenderne atto e regolarmi di conseguenza.

Cosa bolle in pentola per il prossimo futuro? Possiamo aspettarci a breve un ritorno di Giorgio Roversi? Puoi darci qualche anticipazione?
Il mistero di Abbacuada è il primo romanzo di una serie dedicata al giovane ufficiale bolognese e alla squadra speciale di Villa Flora. Le idee per il prossimo futuro non mancano. Il secondo episodio è già quasi completato, mentre il terzo inizia a delinearsi. E forse, a breve, potrebbe anche esserci un ritorno a Bologna per capire quali colpe abbia mai commesso il tenente Roversi per essere spedito in Sardegna.