venerdì 30 giugno 2017

Recensione: L'eredità dell'abate nero

Titolo: L'eredità dell'abate nero
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Prezzo ebook: 4,99
Prezzo cartaceo: 9,90

Descrizione:
Firenze, 21 febbraio 1459.
Il banchiere Giannotto Bruni viene ucciso in circostanze misteriose nella cripta dell’abbazia di Santa Trìnita. L’unico testimone è Tigrinus, un giovane ladro di origini ignote, dai capelli neri striati di bianco, che paga caro l’avere assistito al delitto: immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio, solo l’inspiegabile intervento di un uomo molto influente riesce a sottrarlo alla morte. Ma a quale prezzo? Da quel momento in poi Tigrinus sarà braccato e costretto a fronteggiare i tentativi di vendetta di Angelo e Bianca, il figlio e la nipote della vittima, convinti che meriti la forca. Mentre cerca di sfuggire ai parenti di Giannotto, il ladro scopre però qualcosa di decisivo per il proprio destino: la morte del banchiere è legata a un tesoro che si trova su una nave proveniente dall’Oriente. Per aver salva la vita, Tigrinus dovrà stringere un patto con il potente Cosimo de’ Medici e affrontare un incredibile viaggio per mare, alla ricerca di un uomo sfuggente e imprevedibile. Un uomo che pare conoscere tutto sul suo misterioso passato... Un uomo chiamato l’abate nero.

L'autore:
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013, e La cattedrale dei morti. Nel 2014 è uscito L’abbazia dei cento peccati, primo capitolo di una nuova trilogia, a cui seguono L’abbazia dei cento delitti e L'abbazia dei cento inganni. Dirige da quest’anno  nella sua città il Nero Laguna Book Festival.

La recensione di Miriam:
Un noto banchiere fiorentino, Giannotto Bruni, viene ritrovato morto nella cripta di Santa Trinità. Il giallo sembra risolversi all’istante giacché sul luogo del delitto viene scovato anche un ladro, Tigrinus: il responsabile dell’accaduto non può che essere lui. Infatti, viene immediatamente incarcerato e condannato a morte. La sorte, tuttavia, sembra arridergli poiché, prima che la sentenza possa essere eseguita, viene liberato da una persona molto influente. Il suo benefattore è Cosimo de’ Medici in persona ma la sua benevolenza ha un prezzo.
In cambio della libertà, Tigrinus dovrà svolgere una missione segreta per il signore, nello specifico dovrà rapire un certo Lionardo da Pistoia e recuperare un prezioso libro che reca con sé: la Tavola di Smeraldo.
Per ovvie ragioni, accettare è l’unica opzione possibile ma il ladro non si lascia intimorire e rilancia, chiedendo un ulteriore ricompensa per il suo operato. Se dovesse riuscire nell’impresa, Cosimo dovrà inviare il suo medico personale nel convento di Santa Faustina affinché curi la Badessa.
L’insolita richiesta ci fornisce subito un indizio importante per mettere a fuoco la complessa personalità di uno dei principali personaggi del romanzo. Tigrinus è un uomo senza passato, rimasto orfano sin da piccolo, è stato allevato in convento. A dispetto dell’educazione religiosa, non ha mai osservato la legge, dedicandosi al furto, tuttavia non ruba per pura avidità; dal suo punto di vista la ricchezza non è distribuita equamente e lui si limita a togliere a chi ha troppo. Suor Assunta è la figura più simile  a una madre che conosca, è malata e per l’appunto non ha i mezzi economici per curarsi a dovere, sicché non appena fiuta la possibilità di veder esaudito un suo desiderio non esita a spenderlo per lei. Un tipo ambiguo, dunque, scaltro, pericoloso ma nondimeno animato da buoni sentimenti.
Il compito affidatogli, già arduo di per sé, si complica nel momento in cui Angelo Bruni e Bianca de’ Brancacci, rispettivamente figlio e nipote del banchiere assassinato, iniziano a dargli la caccia. Quando scoprono che il ladro è fuggito di prigione – questa la versione ufficiale dei fatti – i due si convincono ancor più della sua colpevolezza e si mostrano determinati a riacciuffarlo per fare giustizia.
Sono queste le premesse che danno il via alla nuova avventura ordita per noi da Marcello Simoni. Sulle orme di Tigrinus compiremo un viaggio irto di difficoltà che dai quartieri di una Firenze tardomedievale ci condurrà a Venezia e, attraverso un mare infestato dalla minaccia degli infedeli, verso la Morea, laddove si presume sia nascosta l’agognata Tavola.
La storia si divide in due filoni narrativi destinati a intrecciarsi. Mentre Tigrinus tenta di portare a compimento la sua missione, Angelo e Bianca non solo lo ricercano ma indagano per far luce sul delitto. Posto che nella cripta non c’era niente da rubare, qual è il vero motivo per cui Giannotto è stato assassinato? Alcune ricerche conducono i due provetti investigatori sulle tracce di un misterioso carico di perle del Malabar, andato disperso, poco prima dell’omicidio…
Replicando una formula vincente, l’autore trae ispirazione dalla verità storica per confezionare un thriller in cui realtà e fiction si fondono in un plot adrenalinico e fitto di mistero.
Questa volta ci trasporta a Firenze, ai tempi di Cosimo de’ Medici ma, tralasciando gli aspetti artistici più frequentemente indagati in narrativa, si sofferma su un altro volto della città, quello legato al mondo degli affari, delle banche, dei traffici commerciali. Allontanandoci dalla Corte, affollata di intellettuali e dalla sua facciata impeccabile, ci guida nei quartieri più oscuri, fra prigioni e bordelli, fra ladri e prostitute, delineando un ritratto più prosaico ma non meno veritiero.
Della stessa famiglia Medici, indaga le ombre, in particolar modo un segreto al confine fra mito e realtà. Prende spunto dall’esistenza certa di un fratello gemello di Cosimo, Damiano, che stando ai documenti sarebbe morto all’età di un anno, ipotizzando, invece che sia rimasto in vita e legando le sue vicende personali a quelle della Tavola di Smeraldo. Il prezioso libro non sarebbe altro che il Corpus hermeticum, pietra miliare dell’alchimia e dell’esoterismo, la cui esistenza è storia mentre le vicissitudini che coinvolsero chi tentò di impossessarsene si perdono nella leggenda. È proprio in questi vuoti documentali che la penna di Simoni si insinua per riempirli con l’ausilio dell’immaginazione, senza mai perdere di vista la verosimiglianza e a attraverso uno stile narrativo ritmato, in grado di calamitare l’attenzione del lettore.
Leggendo ci si diverte, si prova costantemente l’ebbrezza di essere in bilico sul filo sottile che separa realtà e finzione e nello stesso tempo ci si stupisce per la modernità di tematiche e sentimenti. Avidità di potere, sete di denaro e di conoscenza sono alla base della particolare quest in cui viene coinvolto Tigrinus, insieme agli altri protagonisti del romanzo, come si può facilmente intuire, la cornice è quattrocentesca ma i contenuti che si agitano all’interno sono senza tempo.






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