domenica 10 dicembre 2017

Recensione: Cuoio nero

Titolo: Cuoio nero
Autore: David J. Schow
Editore: Independent Legions Publishing
ISBN (Edizione Cartacea) 978-88-99569-76-1
ISBN (Edizione Digitale) 978-88-99569-77-8
Pubblicazione: Dicembre 2017
Titolo originale: Black Leather Required (1994)
Traduzione: Elisabetta Colombo
Revisione: Alessandro Manzetti
Proofreading: Miriam Mastrovito
Illustrazione di copertina: K. A. Valerevich
Formato Cartaceo ed eBook
Pagine: 336 (edizione cartacea)
Lingua: Italiano
Prezzo di copertina edizione cartacea: € 19,00
Prezzo di copertina edizione eBook: € 4,99
Disponibile su  Amazon


Descrizione:
Prima edizione Italiana della raccolta di racconti 'Black Leather Required' (1994). Dal padre dello splatterpunk, una folle carrellata di storie, rigorosamente in salsa gore, che reinterpretando
con originalità temi e figure dell’horror tradizionale – come i non-morti –, e mettendo assieme rapinatori, tossici, spacconi, spacciatori , mostri in incognito, alligatori mutanti e dinosauri
fantasma, protagonisti di scenari del tutto inediti, apocalittici e surreali, ci trascinano in un vortice di sangue, sesso, violenza, cannibalismo, necrofilia, senza escludere l’amore e nemmeno la tenerezza. Un mix perfetto di terrore puro e black humour che strizza lo stomaco e sorprende fino
alla fine, al ritmo di colpi di Uzi e morsi di topi. Ad arricchire la raccolta, una sceneggiatura d’eccezione: quella che avrebbe dovuto riportare, nel 1990, Il Teatro del Grand Guignol a Broadway. Prefazione di John Farris.

L’Autore:
David J. Schow (Marburgo, 1955), autore e sceneggiatore statunitense pluripremiato, vive a Angeles.
L’ultimo dei suoi nove romanzi è uno stravagante hardboiled dal titolo The Big Crush (2017), mentre la sua più recente raccolta di racconti, tra le dieci finora publicate, è DJStories, in uscita nel 2018. Ha scritto molte sceneggiature per il cinema (The Crow, Leatherface: Texas Chainsaw Massacre III, The Hills Run Red) e per la televisione (Masters of Horror, Mob City). Oltre a essere tra i più popolari editorialisti del magazine Fangoria, ha scritto anche opere di saggistica, tra le quali Outer Limits at 50 (2014) e The Outer Limits Companion (3°edizione in uscita nel
2018). Come editor ha curato vari titoli insieme a Robert Bloch (The Lost Bloch, tre volumi, 1999-2002) e John Farris (Elvisland, 2004), oltre alla leggendaria antologia horror Silver Scream (1988). È presente, in qualità di esperto o documentarista, in vari DVD, tra i quali Creature from the Black Lagoon e Psycho to I, Robot and King Cohen: The Wild World of Filmmaker Larry Cohen. Grazie a lui, il termine “splatterpunk” è entrato, dal 2002, nel Dizionario di Inglese di Oxford.

La recensione di Miriam:
I buoni lettori e gli onesti editori possiedono un sano disinteresse per le tendenze, che non esistono per nessun’altra logica se non quella di favorire i pubblicitari e i soldati delle vendite”. Così scrive Schow nella postfazione a Cuoio nero.
E incarnando alla perfezione questo modello di editoria onesta e controtendenza, Independent Legions Publishing prosegue nella sua mission di portare il grande horror di qualità in Italia. Questa volta lo fa proponendoci la prima edizione italiana, di una raccolta di racconti firmata dallo scrittore che ha dato origine, oltre che il nome stesso (a lui si deve l’inserimento del termine nel Dizionario Inglese di Oxford), al movimento splatterpunk. Un Autore – con la A maiuscola – nel nostro paese da tempo, e ingiustamente, dimenticato.
Come facilmente si può presagire, sangue, violenza, interiora rivoltate, perversioni estreme sono una costante nelle sue storie che, di sicuro, richiedono un lettore dallo stomaco forte, ma dietro il sensazionalismo di corpi squartati, sotto l’odore agrodolce di cadaveri in decomposizione, si cela molto di più. Uno straripante mondo immaginifico in grado di suscitare stupore e raccapriccio. Una parata di personaggi incredibili che spaziano dalle persone più comuni, ai criminali di bassa lega, ai tossici, fino ad arrivare a mostri più fantasiosi, come i dinosauri fantasma, o i ratti e gli alligatori mutanti di Scoop a faccia in giù, senza escludere gli archetipi dell’immaginario horror, rivisitati in chiave originale e sovente provocatoria (come accade in Una settimana nella Non- Vita, racconto che l’autore stesso dichiara nutrirsi della nostra fame di credere nei Vampiri). Una sequenza di trame in cui terrore e black humour s’intrecciano in maniera indissolubile, garantendoci brividi e spasso in egual misura. Svariate finestre che si aprono direttamente sull’inconscio sbattendoci in faccia gli aspetti più scomodi, più prosaici, ma non meno autentici, della nostra umanità – del resto l’uomo è fatto di carne, sangue, organi mollicci, ma non meno di pulsioni animalesche e desideri inconfessabili, abilmente richiusi a chiave in un cassetto remoto della mente, lo stesso in cui si annidano le sue più grandi paure.
Racconto dopo racconto, Schow forza la serratura di quel cassetto fino a scardinarlo, lasciando esplodere il contenuto. Una deflagrazione che ci investe letteralmente ma le cui schegge sono ben lungi da un’idea di disordine, giacché fra i vari pregi a lui ascrivibili, vi è proprio quello di dare forma al caos, incasellandolo, senza privarlo della sua forza, in un impianto stilistico che, attraverso una studiata alternanza di registri, coniuga volgarità e raffinatezza, violenza e tenerezza.
La morte, paura ancestrale per eccellenza, è un tema ricorrente, con puntualità quasi ossessiva si introduce in tutte le storie, assumendo ogni volta un volto diverso, in grado di sorprenderci e di suscitare emozioni contrastanti. Il confine fra vita e aldilà non è più invalicabile, i vari personaggi vanno e vengono, instaurando una sorta di dialogo fra le due dimensioni.
A volte la morte è un mezzo attraverso cui si esprime una giustizia, discutibile e forse più vicina alla vendetta ma tesa comunque a ristabilire un certo equilibrio – come accade a Cruz, protagonista de Il condotto, che per sfuggire a un regolamento di conti finisce per decretare la sua fine.
Altre volte è il passato più remoto che irrompe in una sorta di presente sospeso – si pensi ai dinosauri fantasma di Sedalia o Farfalle Kamikaze. Altre volte ancora, i morti tornano in veste di zombie, come accade in Wormboy e i figli di Jerry, che trascinandoci sul set del film La notte dei morti viventi di Romero, ci fa vivere uno stravagante Giorno del Giudizio.
Ma i revenant non portano solo orrore e distruzione, può capitare che regalino a qualcuno una seconda chance, l’opportunità di riflettere sulla sua vita, sulle relazioni che ha intrattenuto con i cari che non ci sono più, e magari di dire loro quel che avrebbe voluto e non ha potuto – come accade al protagonista di La notte di Pitt al Cimitero di Lewiston.
In certe occasioni sono perfino portatori di un sentimento nostalgico, è per esempio il caso del bizzarro trio formato da Blank Frank, il Conte e Larry (alias Frankenstein, Dracula e l’Uomo lupo) che si incontrano nel bar Un/Dead, prima dell’apertura per rievocare quello che è stato e prefigurarsi quel che sarà. Secoli sono passati, loro sono sempre lì, si sono persino reinventati, ma non godono più delle luci della ribalta, forse perché intrappolati nel loro stesso personaggio, un po’ come Bela Lugosi (e forse non è un caso che sia proprio Bela Lugosi’s dead dei Bauhaus a fare da sottofondo musicale anticipando la macabra riunione).
Qualunque sia la forma prescelta, a dispetto del luogo comune, la morte in questi racconti non si connota mai come fine assoluta, è piuttosto inizio di qualcos’altro – il più delle volte terribile – o principio di una coazione  a ripetere (come in Scultura di Sabbia in cui un uomo rivive all’infinito l’anno in cui è morta sua moglie), quasi che il genere umano si rifiutasse di “non essere” e fosse costantemente impegnato in una lotta contro questa possibilità. Negazione che in alcune occasioni viene spinta agli estremi fino a sfociare nel cannibalismo o nella necrofilia, come in Compagno di vita.
Un’antologia divertente, ipnotica, disturbante, irriverente. Di certo un grande esempio di come lo splatterpunk possa offrire molto di più che sangue e budella sparse sul pavimento.
Ad arricchire e completare la raccolta si aggiungono la sceneggiatura Il banchetto del mendicante con Summer Sausage, che ci fa rivivere le atmosfere orribilmente incantate del Grand Guignol, e una postfazione, dall’emblematico titolo Delinquenti, che si rivela essere un’analisi, interessante, lucida, attualissima, sul racconto come forma narrativa e sul suo ruolo (quasi sempre scomodo e marginale) nel panorama editoriale, ma anche un invito agli editori, ai lettori e agli stessi scrittori, o aspiranti tali, a non lasciarsi irretire dalle mere logiche di mercato, lasciando che la scrittura e la lettura rimangano espressioni di libertà.

 




 





giovedì 7 dicembre 2017

Review Party: Rapimento e riscatto

Buongiorno cari follower,

benvenuti al Review Party dedicato a Rapimento e riscatto di Vito Bruschini (Newton Compton), un romanzo ispirato alla vera storia del rapimento di Paul Getty, erede dell’uomo più ricco del mondo.

Titolo: Rapimento e riscato
Autore: Vito Bruschini
Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Prezzo ebook: 4,99
Prezzo cartaceo: 10,00

Descrizione:
John Paul Getty III, nipote sedicenne di un ricchissimo petroliere americano, scompare a Roma nella notte del 10 luglio 1973 nei pressi di piazza Farnese. Capelli lunghi e atteggiamento anticonformista, il ragazzo frequenta l’ambiente bohémien della capitale, tra Campo de’ Fiori, Santa Maria in Trastevere e Piazza Navona. All’inizio la notizia non ha grande eco sugli organi di informazione: tre mesi dopo la sua sparizione, la famiglia e gli investigatori non sono ancora certi se si tratti di un vero sequestro o piuttosto sia una messinscena del giovane per estorcere una montagna di soldi all’avaro nonno. Ma quando viene recapitata al quotidiano Il Messaggero una busta con un orecchio mozzato del giovane Getty non ci sono più dubbi. Il gesto brutale impressiona l’opinione pubblica italiana e internazionale e quello del sequestro Getty diventa il caso più seguito dai media di tutto il mondo. Ambientato nella Roma della Meglio Gioventù, lo straordinario racconto di un dramma familiare, umano e politico che ha segnato un’epoca e l’ingresso trionfale della ’Ndrangheta nelle cronache e nel tessuto sociale del nostro Paese degli anni a venire.

La recensione di Miriam: 
Ispirato a un reale fatto di cronaca, Rapimento e riscatto ricostruisce la vicenda, in chiave romanzata, del sequestro di Paul Getty, nipote di un noto petroliere miliardario, avvenuto a Roma nel 1973.
Il libro si apre con una rapida panoramica sulla capitale di quei tempi, che mette a fuoco l’ambientazione socioculturale e nello stesso tempo alcuni personaggi chiave della storia. Da un lato conosciamo la vittima, Paul Getty, un ragazzo viziato che, sedotto dallo stile di vita bohémien, si è allontanato dalla famiglia. Sessioni di pittura per strada, festini a base di alcol, droga e sesso: sono queste le attività che scandiscono le sue giornate.
È un articolo apparso su un giornale, che lo identifica come il nipote dell’uomo più ricco del mondo, ad attirare l’attenzione di un gruppetto di malavitosi. Sarchiapone, Dalmata, Findus, Ferce Azzurra, Topo Gigio sono i componenti della batteria di Ponte Sisto, criminali di bassa lega che arrotondano i loro stipendi da fame dedicandosi a piccoli furti. In Paul vedono l’occasione per compiere il grande salto: un colpo diverso dal solito che potrebbe fruttare loro un mucchio di soldi. Se lo rapissero, la sua facoltosa famiglia sarebbe di certo disposta a pagare un riscatto a parecchi zeri. L’impresa non è alla loro portata, non hanno la giusta esperienza e nemmeno i mezzi per mettere in pratica questo folle piano, tuttavia i ragazzi non demordono e studiano un valido compromesso: demanderanno il compito a gente più qualificata, loro si limiteranno a fare da gancio accontentandosi solo di una percentuale sul guadagno. Del resto la misera quota di una cifra astronomica non può che essere comunque appetitosa.
È così che entra in gioco la ’ndrangheta calabrese e la partita ha inizio.
Il romanzo si sviluppa come un thriller adrenalinico, a partire dal momento in cui Paul viene catturato, seguiamo tutte le tappe della sua lunga prigionia, tappe scandite da vari spostamenti nel territorio impervio dell’Aspromonte – è lì che il giovane verrà nascosto – nonché dalle violenze che subirà, e che culmineranno nell’amputazione di un orecchio.
Contemporaneamente, assistiamo alle estenuanti trattative con i rapitori, ma anche a quelle all’interno della famiglia Getty che, sin dal primo momento si ritroverà divisa. Mentre la madre di Paul, Gail, è propensa a pagare il riscatto ed è determinata a fare qualsiasi cosa pur di salvare suo figlio, il padre e il nonno si mostrano cinici, indifferenti alle sorti del consanguineo, di sicuro più attaccati ai soldi, che non intendono assolutamente mollare. Il vecchio petroliere si giustifica dicendo che cedere alle richieste dei sequestratori significherebbe incoraggiarli, ne fa dunque una questione di principio, ma fino alla fine rimarrà il dubbio sulla sincerità delle sue affermazioni, meno convincenti dell’avarizia che lo contraddistingue.
Scavando con crudo realismo e grande credibilità in un terribile dramma familiare, Vito Bruschini non solo imbastisce una trama in grado di tenerci con il fiato sospeso ma esplora pregi e difetti dell’animo umano, e nello stesso tempo mette a fuoco un triste momento storico, quello in cui la ’ndrangheta esce dai ristretti confini locali e inizia a mettere radici profonde nel tessuto sociale del nostro paese. Il sequestro Getty si inserisce, infatti, in un disegno criminoso più ampio, più ambizioso, giacché i suoi ideatori si prefiggono di utilizzare i soldi del riscatto per introdursi nel narcotraffico.
La lettura si rivela sconvolgente sotto diversi punti di vista. Da un lato si rimane agghiacciati dalla freddezza dei rapitori, dalla disinvoltura con cui trattano un essere umano alla stregua di un semplice oggetto per raggiungere il loro scopo; dall’altro si rimane profondamente turbati dal cinismo che connota gli uomini della famiglia Getty, dalla solitudine, dal vuoto che si percepisce a monte nella vita di Paul. Dal mio punto di vista questo è l’aspetto più triste dell’intera vicenda, quello che mi ha destabilizzata più di tutto. Il giovane rapito viene letteralmente abbandonato nelle mani dei suoi aguzzini, proprio da coloro che dovrebbero amarlo e proteggerlo, e che invece lo immolano in nome del dio denaro. L’autore riesce a rendere con grande efficacia, e attraverso passi toccanti, gli stati d’animo dei protagonisti, esplorando l’angoscia di Paul, l’indifferenza del padre e del nonno ma anche l’amore incondizionato della madre che, sebbene messa all’angolo, lotta contro tutto e tutti pur di riavere suo figlio, e alla fine vince.











lunedì 4 dicembre 2017

Anteprima: Una cittadina tranquilla di Elsebeth Egholm

Titolo: Una cittadina tranquilla
Autore: Elsebeth Egholm
Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo ebook: 2,99
Prezzo cartaceo: 10,00

Descrizione: 
Dicte Svendsen, giornalista di Århus, una cittadina della Danimarca, insieme alle amiche Ida Marie e Anne, sta festeggiando il compleanno in un delizioso caffè in riva al fiume, quando una bacinella compare sulle acque, suscitando la loro curiosità.
La sorpresa, però, diventa subito orrore quando si scopre che dentro c’è il corpo senza vita di un neonato, accompagnato dalla copia di una pagina del Corano. Il commissario Wagner viene incaricato del caso e a Dicte viene assegnato dal suo giornale il compito di scriverne. Ma i particolari inquietanti non smettono di ossessionare le tre amiche, visto che nella clinica in cui Ida Marie sta per partorire qualcuno ha tracciato delle agghiaccianti scritte sulle fronti di alcuni neonati. Poco dopo, appena nato, lo stesso figlio di Ida Marie viene rapito e Dicte si ritrova sempre più invischiata nelle indagini. Dovrà trovare la forza di affrontare il proprio passato, fare finalmente pace con i suoi fantasmi interiori. Ma per farlo dovrà imparare a guardare oltre le apparenze.

L'autrice:
Elsebeth Egholm, nata nel 1960, è cresciuta a Århus, in Danimarca. Dopo una carriera come giornalista, si è dedicata alla scrittura. La sua serie di romanzi con la protagonista Dicte è stata un successo anche nella trasposizione televisiva.

venerdì 1 dicembre 2017

Recensione: Assedio

Titolo: Assedio
Autore: Bracken Macleod
Editore: Good Kill
Pagine: 186
Formato: ebook  ecartaceo
Prezzo ebook: 3,99
Prezzo cartaceo: 15,29
Disponibile su Amazon

Descrizione: 
Ore 14:45. Il ristorante Your Mountain Home Kitchen è ancora aperto quando una raffica di proiettili infrange i vetri, facendo esplodere il panico fra i presenti. Dall’altra parte della strada, una donna nell’ombra osserva, prende la mira, spara. Un cinico uomo d’affari vuole sottrarle la sua casa e lei è disposta a tutto pur di difendere ciò che le appartiene, anche a riprendere i vecchi panni da cecchino dell’Air Force e mietere vittime innocenti. Una partita con la morte fino all’ultimo respiro. Una prova estrema per le persone assediate, costrette a fare squadra ma anche a esplorare le loro emozioni, le aspirazioni e le paure più intime nel tentativo di sopravvivere, perché un proiettile non ha una coscienza con cui fare i conti, ma può scuotere la tua quando sei sotto tiro.

La recensione di Miriam: 
Arroccato nelle Selkirk Mountains, il Your Mountain Home Kitchen è un ristorante di successo. I clienti non mancano mai e gli affari vanno a gonfie vele, ma Adam Bischoff, il suo titolare, non è un uomo che si accontenta. La casa che sorge di fronte al suo locale potrebbe diventare un B&B, offrendogli l’opportunità di espandere il suo business. L’unico neo è che è occupata ma con i soldi, si sa, si compra tutto… o quasi. La donna che vi abita, Joanie Myer, non è disposta a vendere, e pare non esserci nulla che possa farle cambiare idea.
Il passo dalle promesse alle minacce è breve ma lei è un osso duro, ex cecchino dell’Air Force, non è il tipo che si lascia intimidire, così la contesa si trasforma in una vera e propria faida destinata a finire in tragedia, quando la donna, spinta all’esasperazione e ormai in procinto di perdere ciò che le appartiene, esplode in un raptus di follia.
Il romanzo comincia proprio da qui, dal punto di rottura, ovvero dal momento in cui, Joanie imbraccia il fucile e, dalla finestra di casa sua, comincia a sparare sul ristorante pieno di gente. È l’inizio di un assedio che coinvolgerà tutti i presenti perché la sua rabbia ha rotto gli argini e non si rivolge più a un bersaglio preciso ma, al pari di uno tsunami, è pronta a travolgere e distruggere qualsiasi cosa o essere vivente si pari sul suo cammino.
È una storia ad altissima tensione quella che prende vita fra le pagine, un’autentica partita con la morte in cui ogni mossa deve essere studiata attentamente giacché basta un singolo passo o un respiro di troppo per finire all’altro mondo. Ma è anche una storia fortemente introspettiva perché la situazione estrema in cui protagonisti si trovano fa emergere pregi e difetti di ciascuno, fa salire a galla paure e debolezze e, nel contempo, li costringe a interagire al fine di elaborare una strategia comune che possa metterli in salvo.
L’autore pone due contenitori di fronte: il ristorante con gli assediati e la casa in cui è barricata Joanie e ci fa rimbalzare dall’uno all’altro, lasciandoci scoprire che non si tratta solo di due edifici ma di due microcosmi gravidi di fantasmi ed emozioni.
Trovarsi a un passo dalla fine significa ripercorrere la propria esistenza, fare bilanci, confrontarsi con la propria coscienza, ed è proprio quello che i diversi personaggi fanno.
Man mano che le ore scorrono e la suspense aumenta, si delineano le esperienze e i caratteri delle persone coinvolte, si animano storie nella storia che parlano di coraggio e di sconfitte, di sogni mancati e altri ancora da inseguire, di rivalità e tradimenti, di amore e di amicizia.
Lyn, una ragazza dal passato difficile alla ricerca del suo posto nel mondo; Neil e Hunter, un padre e un figlio che sgomitano per conquistarsi del tempo da condividere; Carol con la sua compagna Sylvie, emblema di un amore solido tanto da vincere il pregiudizio; Luis, schiacciato dal suo egoismo; Bryce dilaniato dai sensi di colpa per aver tradito la famiglia… sono solo alcuni dei personaggi che, muovendosi su uno sfondo catastrofico, ci accompagnano in un virtuale viaggio di esplorazione dei sentimenti e dell’umanità, in senso più ampio, che resiste ed emerge proprio nei momenti più critici.
Sull’altro fronte ci attende invece Joanie, il presunto orco cattivo che, pur rimanendo nel suo ruolo fino alla fine, ha a sua volta una storia da sussurrarci, che narra di guerra, stupri, violenza. Attraverso dei flashback davvero toccanti, ci porterà in Afghanistan, sul campo di battaglia e poi giù, nell’abisso della sua anima sfigurata dagli orrori che ha vissuto.
Il ritmo narrativo è incalzante al punto da tenerci in apnea ma ci riserva anche piccole pause in cui l’ironia smorza la tensione, e altre in cui la parola diventa quasi musica regalandoci dei passi descrittivi o introspettivi che sono pura poesia; momenti in cui ci si può fermare idealmente a riprendere fiato, e si ha la sensazione che gli spari, i respiri affannosi, persino i suoni del bosco circostante si zittiscano per suggerirci che la consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande può essere la chiave per non lasciarsi sopraffare dalla paura e trovare il modo di sopravvivere quando si è nel mirino.