mercoledì 18 gennaio 2017

Anteprima: Il marchio perduto del templare di Giuliano Scavuzzo

Titolo: Il marchio perduto del templare
Autore: Giuliano Scavuzzo
Editore: Newton Compton
Collana: Vertigo
Pagine: 288
Prezzo cartaceo: 9,90 
Prezzo eBook: 4,99

Descrizione:
Nella Roma medioevale di Innocenzo III, una città in piena decadenza vessata dal malaffare e dal crimine, sei cavalieri templari, che durante la prigionia in Terra Santa hanno votato l’anima al diavolo, sono pronti a sacrificare due piccoli gemelli e a scatenare l’Apocalisse. Il loro capo, Lucifuge, ha bisogno di un antico libro, la Clavicula Salomonis, per compiere la cerimonia finale. Uno dei templari, Shane de Rue, ha però rubato e nascosto il prezioso grimorio, tradendo i suoi compagni e privandosi poi dei propri ricordi per impedire a chiunque di ritrovarlo. Ma le immagini di una battaglia cruenta in Terra Santa continuano a tormentarlo, come una maledizione. Solo Lilith, una strega dai poteri straordinari, potrebbe liberarlo dall’anatema che lo ha colpito: parola di Don Graziano, un prete che ha chiesto l’aiuto di Shane per fermare l’uccisione dei gemelli. Quando i due si recano al Colosseo per incontrare la donna, ecco che Lucifuge li sorprende…

L'autore:
Giuliano Scavuzzo. È nato a Roma nel 1976. Dopo la laurea in Economia, ha ottenuto un Master in Business Administration con specializzazione in comunicazione e marketing. Per anni ha lavorato in questi settori, finché non ha deciso di trasferirsi a Bali per alcuni mesi, e lì, tra meditazione e surf, ha cominciato a scrivere un romanzo ambientato nella Roma medioevale. Collabora con diversi blog occupandosi di cultura, sport e medicina.



martedì 17 gennaio 2017

Anteprime Beat: gennaio- febbraio 2017

Titolo: Il vecchio barone inglese
Autore: Clara Reeve
Editore: Beat
Edizione originale: SuperBeat
Pagine: 160
Prezzo: 13,00

Descrizione:
Nell’Inghilterra di Enrico VI, Sir Philip Harclay, rientrato in patria dopo una lunga assenza, parte per il castello dei Lovel nel tentativo di scoprire che cosa sia accaduto al suo caro amico Lord Lovel, che da diversi anni ha smesso di rispondere alle sue lettere. Giunto sul posto, apprende non soltanto che l’amico ha perso la vita nella spedizione militare contro i ribelli del Galles al seguito del re, ma che Lady Lovel, in attesa di un figlio, si è lasciata morire dal dolore alla notizia. Titolo e proprietà dell’amico sono stati ereditati da un cugino che, dopo avervi vissuto per un breve lasso di tempo, si è disfatto del castello vendendolo al cognato, il barone Fitz-Owen.
Nel suo soggiorno presso la magione Sir Philip fa la conoscenza di Edmund Twyford, il figlio di un contadino che il barone Fitz-Owen ha preso stabilmente in casa, facendogli impartire la stessa istruzione dei figli. Edmund è un giovane di bell’aspetto, intelligente, brillante e imbattibile nel tiro con l’arco e nel maneggiare la spada. Inizialmente benvoluto dall’intera famiglia, Edmund cade presto in disgrazia a causa dell’invidia covata dai parenti del suo benefattore.
Resosi conto dell’astio ingiustificato che i suoi parenti nutrono per Edmund, il vecchio barone propone che il ragazzo dimostri il proprio valore dormendo per tre notti in un’ala abbandonata del castello, dismessa da anni e sicuramente infestata dai fantasmi. Si vocifera, infatti, che chiunque metta piede in quelle stanze resti terrorizzato da misteriosi rumori e da strane apparizioni.
Edmund rifiuta di credere a quelle che considera solo sciocche leggende e accetta la sfida, inconsapevole che, proprio in quelle stanze, si imbatterà in un terribile segreto. Un segreto che ha a che fare con le sue stesse origini…
Scritto nel 1777, Il vecchio barone inglese ebbe notevole influenza sulla stesura di Frankenstein di Mary Shelley e viene oggi considerato un classico della letteratura gotica.


Titolo: Scomparsa
Autore: Tim Johnston
Editore: Beat
Edizione originale: Neri Pozza
Pagine: 448
Prezzo: 10,00

Descrizione:
È l’alba quando i fratelli Courtland si avventurano in bicicletta lungo i sentieri che si inerpicano sulle Montagne Rocciose, in Colorado. Lei, Caitlin, è una atletica diciottenne ammessa al college per meriti sportivi. Lui, Sean, un impacciato quindicenne sulla sua mountain bike presa a noleggio.
Qualche tempo dopo una telefonata raggiunge Grant e Angela Courtland, i genitori dei ragazzi. Dalla voce dello sceriffo della contea i due apprendono che Sean è ricoverato nell’ospedale della cittadina con una gamba fratturata e che non vi è alcuna traccia di Caitlin. La ragazza sembra scomparsa nel nulla.
I giorni dei Courtland diventano settimane e le settimane mesi nella vana ricerca di Caitlin. Angela ritorna nel Wisconsin portando con sé il figlio convalescente e profondamente segnato dall’accaduto. Grant si ritrova così solo, tra montagne ignote, dove spera ancora di trovare, viva, la sua amata figlia.


Titolo: Scia di morte
Autore: Erik Larson
Editore: Beat
Edizione originale: Neri Pozza
Pagine: 512
Prezzo: 10,50

Descrizione:  
È una splendida giornata di maggio del 1915 quando il Lusitania, il più grande transatlantico dell’epoca, naviga al largo delle coste meridionali irlandesi. La nave, diretta a Liverpool, è salpata da New York con duemila «anime» a bordo.
Le acque del mare d’Irlanda sono state dichiarate «zona di guerra» dalla Germania, ma a bordo del Lusitania i passeggeri e il comandante William Thomas Turner si curano poco della dichiarazione e dell’avviso in cui si rammenta agli equipaggi che le navi con bandiera britannica, o di uno qualsiasi dei paesi suoi alleati, sono «passibili di affondamento».
Sono circa le due e dieci quando un marinaio scorge a dritta sull’acqua una scia che rimane in superficie, come un lunga cicatrice pallida. In gergo marinaresco quella traccia di turbolenza lenta a svanire ha un solo nome: «scia di morte», ed è l’inequivocabile segnale di un siluro in arrivo.
Erik Larson racconta, con ritmo romanzesco, dell’affondamento di uno dei più grandi transatlantici della storia, basandosi però rigorosamente su memorie, lettere, telegrammi o altri documenti storici.


Titolo: La falsaria
Autore: Barara Shapiro
Editore: Beat
Edizione originale: Neri Pozza
Pagine: 284
Prezzo: 9,00

Descrizione: 
Sono circa tre anni che per il mondo dell’arte Claire Roth è un paria, una grande millantatrice. Dopo uno scandalo che la ha coinvolta sia sul piano personale che su quello professionale, Claire si è ridotta a lavorare per un’azienda che vende online «repliche perfette» di capolavori della storia dell’arte.
Un giorno, però, la giovane artista riceve l’inaspettata visita di Aiden Markel, il proprietario della famosa Markel G, una delle gallerie più in vista di Boston e New York. Markel irrompe nel suo loft con una singolare proposta: una mostra, nella sua galleria, delle opere originali di Claire in cambio della realizzazione di un falso da parte sua. Non una replica à la Roth, ma un vero e proprio falso da dipingere su una tela d’epoca.
Una mostra tutta sua è qualcosa di irrinunciabile per Claire. Quando, però, Markel si ripresenta al loft con l’opera originale da falsificare, il cuore di Claire Roth sobbalza. L’opera non soltanto è uno dei grandi capolavori di Degas, Dopo il bagno, ma non dovrebbe affatto essere tra le mani di Aiden Markel e tra le pareti del loft di Claire Roth. In una notte di pioggia, infatti, il quadro fu staccato dalle pareti dell’Isabella Stewart Gardner Museum e strappato alla sua cornice da una coppia di ladri maldestri, impegnati nel più grande furto d’arte ancora irrisolto della storia. 


 

lunedì 16 gennaio 2017

Recensione: Il quaderno canguro

 
Titolo: Il Quaderno Canguro  
Autore: Abe Kōbō 
Editore: Atmosphere Libri 
Pagine: 210 
Prezzo: 12,75

Descrizione: 
Un comune impiegato si risveglia una mattina con le gambe ricoperte da germogli di ravanello giapponese, il daikon. In preda al panico, si rivolge a una clinica dermatologica, dove viene operato d'urgenza da una misteriosa equipe medica. Mentre è ancora sotto anestesia, decidono di trasferirlo in un limbo al confine tra i due mondi… Il malcapitato protagonista inizia così il suo incredibile viaggio nel sottosuolo, a bordo di un avveniristico lettino d'ospedale in grado di essere mosso dalla forza del pensiero. Presto giungerà sulle rive del Sanzu, il fiume dell'inferno buddhista, in un mondo popolato da personaggi enigmatici e grotteschi dove risuonano le note di inni sacri e di brani dei Pink Floyd: la sexy infermiera Libellula, il giovane americano esperto di arti marziali Hammer the Killer, il circo dei demoni bambini, i custodi delle terme della Valle Infernale e molti altri. Cercando di risolvere il mistero di cui è vittima, il protagonista lotta per la salvezza, sospeso tra la vita e la morte.
 
L'autore:   
Abe Kōbō è stato uno scrittore giapponese (Tōkyō 1924-1993). Raggiunse la notorietà nel 1951 con il romanzo Il muro, che rivelò immediatamente il suo eccezionale talento e la sua propensione per il racconto allegorico e satirico di sapore surreale. I temi principali sviluppati da Abe nelle proprie opere sono la fondamentale irrazionalità della vita moderna, l'isolamento dell'individuo e l'impossibilità di capire e farsi capire dal prossimo. Tra le sue opere più note: i romanzi La donna di sabbia(1964), Il volto dell'altro (1964), La mappa bruciata (1967), i drammi L'uomo che divenne un bastone (1958) e Amici (1967). Dopo aver pubblicato i romanzi L'uomo scatola (1974) e L'incontro segreto (1977), Abe riprese la pubblicazione di novelle (rappresentativa della sua vena simbolico-realistica è L'arca ciliegio, 1984), e un'intensa produzione drammaturgica. Nel 1986 pubblicò Le balene corrono verso la morte, che ottenne vasta risonanza in Giappone e lo confermò come uno degli eredi spirituali di F. Kafka o S. Beckett. Dopo un lungo periodo di silenzio, lo scrittore pubblicò nel 1991 il suo ultimo romanzo, Il quaderno canguro (Kangarū nōto), che sviluppa uno dei temi a lui più cari, quello dell'uomo trasformato progressivamente in un oggetto o in un vegetale, vittima dell'ambiente che lo circonda e che gli nega ogni libertà.
 
La recensione di Miriam:
Il mondo onirico è governato da una logica diversa da quella vigente durante la veglia. Il tempo è circolare, non vale il principio di non contraddizione, sono sospese le leggi della fisica. I significati si trasfigurano nei simboli, nella drammatizzazione, nella sublimazione.
Leggere questo libro è come sognare. Come precipitare nella tana del Bianconiglio e ritrovarsi in un  universo del tutto irrazionale.
Viene meno la struttura tipica del testo narrativo, la trama non ha uno svolgimento lineare, si configura piuttosto come un’idea di partenza, un input che determina una sorta di reazione a catena, o sarebbe meglio dire una carrellata di libere associazioni che procedono per immagini. Nello specifico l’idea è quella di una metamorfosi, in stile kafkiano. Il protagonista, una mattina, si sveglia in preda a un fastidioso prurito alle gambe e scopre che dei germogli di daikon (un ortaggio giapponese) stanno crescendo proprio sulla sua pelle. Lui che si trascina in un’esistenza anonima e priva di slanci, che vegeta più che vivere, sembra essere in procinto di trasformarsi sul serio in una pianta. Preoccupato per le sue sorti, si rivolge a una clinica specialistica. Il medico, come prevedibile, non ha risposte, pare più stupito del paziente e lo indirizza alle terme, nella speranza che i bagni sulfurei possano debellare il parassita vegetale. Comincia così un viaggio allucinante, e allucinogeno, che scardina tutti i riferimenti logici. L’uomo si ritrova, infatti, a viaggiare a bordo di un lettino avveniristico che si muove con la forza del pensiero e che lo trasporta nei luoghi più assurdi: dall’ospedale, lungo canali di scolo, da lì alle fogne della città, infestate da strambe imbarcazioni che pescano calamari, fino alle rive del fiume Sanzu che, nella mitologia nipponica,  segna il confine fra il regno dei vivi e quello dei morti. Un’anticamera dell’inferno in cui si aggirano insoliti personaggi,  a cominciare dai demoni bambini – ovvero anime di bimbi mai nati o nati morti – che intonano un coro buddhista mentre impilano sassi nell’intento vano di assurgere al Nirvana.
Il tutto si colloca in un tempo sospeso, indefinito. Non esiste un prima né un dopo, non ci sono riferimenti che possano rimandare a uno scorrere lineare dei giorni, tutto è in contemporanea. In una sequenza ritroviamo il personaggio principale in movimento, verso qualche tappa del suo cammino, in quella dopo lo vediamo steso su un lettino in clinica,  in balìa della sua infermiera Libellula, quasi fosse tornato indietro. Di fatto, il racconto procede a salti, rinunciando a un vero e proprio filo narrativo in favore di un susseguirsi di immagini, a volte anche sconnesse fra loro, proprio come avviene nei sogni.  
Man mano che si procede nella lettura, sempre più si ha la sensazione di essere in un labirinto in movimento, fitto di insidie quanto di simbolismi, che disorienta e nello stesso tempo ci invia una serie di segnali che potrebbero essere colti come chiavi interpretative.
Lo strabiliante viaggio dell’uomo che germoglia, in effetti, potrebbe essere inteso come una sorta di viaggio interiore alla ricerca di una propria identità. L’ipotetica cura alla malattia, qui agognata e inseguita, potrebbe coincidere con un processo di liberazione da un atteggiamento passivo nei confronti della vita, un balzo che dal vegetare conduca appunto a vivere appieno, in maniera più libera, più consapevole. In quest’ottica potrebbe spiegarsi la stessa idea di quaderno canguro che figura nel titolo.  Il misterioso oggetto compare all’inizio. Prima ancora di scoprire la propria malattia, il poveruomo, che è un comune impiegato presso un’azienda che produce materiale di cancelleria, partecipa a una specie di concorso interno alla società per cui lavora. Tutti i dipendenti vengono invitati a proporre una loro idea per realizzare un nuovo prodotto. Lui, non sapendo affatto cosa proporre, spara la prima cosa che gli viene in mente: un quaderno canguro appunto. Il solo pensiero è così bizzarro da suscitare la curiosità del suo capo che lo invita a realizzarne uno.
Poi gli eventi precipitano e l’impiegato viene distratto da problemi più urgenti, ma sta di fatto che la sua incredibile avventura potrebbe rappresentare un esempio vivente di quaderno canguro, una storia fatta di tasche dentro tasche che corrispondono a diversi livelli di significato e potrebbero simboleggiare la progressiva ricerca del senso della vita.
Il binomio vita-morte, tra l’altro, ricorre in svariate sequenze. Non solo ci ritroveremo fisicamente al confine fra il nostro mondo e l’aldilà, ma a un certo punto assisteremo a un acceso dibattito sull’eutanasia.
Il quaderno canguro non è un romanzo di facilissima comprensione, proprio perché scavalca i canoni classici della narrazione, sfidandoci ad accantonare la logica quotidiana e il nostro consueto schema di ragionamento. Tuttavia la lettura risulta scorrevole e assai godibile. Al di là degli esercizi di pensiero tesi alla ricerca di significati nascosti, ci si può lasciare andare e gustarsi semplicemente il viaggio onirico. Leggendo, in effetti, si ha la sensazione di ascoltare qualcuno che ci racconta un sogno e, per quanto non tutto risulti intelligibile, ci si sente ammaliati, incuriositi, colti da genuino stupore, ed è qualcosa che diverte.
Come suggerisce lo stesso autore, basta abbassare le armi della razionalità più inflessibile per godersi l’esperienza.









giovedì 12 gennaio 2017

Blogtour "Il collezionista di quadri perduti" - ultima tappa: recensione

Buongiorno a tutti e benvenuti all'ultima tappa del blogtour dedicato a  "Il collezionista di quadri perduti" di Fabio Delizzos (Newton Compton), uno straordinario thriller storico che ci trasporta nella Roma del '500 alla scoperta dei lati oscuri dell'arte.

Il viaggio virtuale si conclude con la mia recensione.



Titolo: Il collezionista di quadri perduti
Autore: Fabio Delizzos
Editore: Newton Compton
Collana: Nuova Narrativa Newton
Pagine: 384
Prezzo cartaceo: 9,90
Prezzo eBook: 4,99

Descrizione:
Roma, maggio, 1555. Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, ha una missione da compiere: trafugare opere d’arte che l’Inquisizione ha giudicato eretiche, prima che vengano distrutte. Per questo è nella città eterna, nei giorni in cui si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice. Mentre è di ritorno da uno dei suoi giri a caccia di dipinti, Raphael è costretto ad assistere a una macabra scena: il corpo senza vita di una giovane donna viene ripescato nel Tevere. Il suo bellissimo viso è molto noto in città, perché la ragazza ha posato per diversi pittori famosi. Il Santo Uffizio è convinto che dietro il suo omicidio ci sia la mano di un artista misterioso e inafferrabile, le cui tele sono ritenute opere del diavolo. Nessuno ne conosce il volto, ma tutti lo chiamano l’Anonimo. Fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, Raphael Dardo comincia a seguire le tracce del pittore maledetto, incontrando donne diaboliche, artisti folli, collezionisti stravaganti ed eretici satanisti. Ma si troverà ben presto invischiato in un affare molto più pericoloso del previsto. Chi è l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

 
L'autore: 
Nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, per la Newton Compton ha pubblicato con grande successo e consenso di critica i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La stanza segreta del papa; La loggia nera dei veggenti; Il libro segreto del Graal e Il collezionista di quadri perduti. Ha partecipato anche alle antologie di racconti Giallo Natale; Delitti di Capodanno; Sette delitti sotto la neve. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi.

La recensione di Miriam: 

Salvare opere d’arte dal rogo della Santa Inquisizione è diventata la missione personale di Raphael Dardo, agente al servizio di Cosimo de’ Medici. Da quando suo fratello Leonardo, pittore, è stato arso vivo a causa dei suoi quadri giudicati eretici, si è infatti convinto di potergli rendere giustizia in questo modo. Ogni tela sottratta alle grinfie della Chiesa rappresenta, per lui, una piccola vittoria, un colpo inferto a un’istituzione che soffoca la libertà espressiva.
Quando gli giunge voce di un pittore che si firma “Anonimo” cui la Chiesa sta dando la caccia, non esita a recarsi a Roma – città in cui opera – al fine di salvare i suoi dipinti e magari scoprirne l’identità, oltre che il vero segreto della sua pittura. Si dice che l’artista abbia stretto un patto col diavolo e che ciò gli consenta di ritrarre soggetti in un modo tanto realistico da risultare impressionante. Il mistero che lo avvolge si infittisce nel momento in cui una delle sue modelle, Lavinia Cenci, viene ritrovata morta nel Tevere e l’inquisitore  Girolamo Arquez viene incaricato di svolgere le indagini del caso.
Sono giorni particolari, infatti,  quelli che si stanno vivendo nella Città Eterna, giacché da poco è morto Marcello II,  il conclave è riunito per l’elezione di un nuovo papa e nelle alte sfere si sospetta che l’Anonimo sia in combutta con i nemici del cardinale Gian Pietro Carafa, aspirante al soglio pontificio.
È dunque un terreno minato quello su cui si avventura Raphael insieme al suo fido accompagnatore Ariel Colorni, alchimista e prestigiatore ebreo.
Orchestrando un thriller da brividi, Fabio Delizzos ci conduce alla scoperta di una Roma rinascimentale cupa e misteriosa. Ci guida nelle stanze blindate in si cui prepara l’elezione del nuovo pontefice, nelle segrete in cui il braccio dell’Inquisizione pone in atto le più atroci torture ma anche in anfratti ben più nascosti e più tetri, come covi in cui si svolgono riti satanici, in cui arte e alchimia si fondono dando vita a macabri rituali.
In un certo senso, Il collezionista di quadri perduti, si configura come un romanzo delle metà oscure, una sorta di terreno ideale su cui si incontrano – e si scontrano – la metà oscura della Chiesa, fatta di intrighi, macchinazioni, condanne, e quella dell’arte che sfida i tabù in nome della conoscenza, osserva i cadaveri per apprendere i segreti dell’anatomia umana, si apre ai misteri alchemici nella ricerca della perfezione. Fra le altre cose assisteremo a quella che potrebbe essere la nascita della tecnica fotografica, forse uno dei segreti più intriganti nascosti fra le pieghe di questo libro.  
Inquietante quanto ricca di fascino è la cornice in cui si incastona il giallo da risolvere, un enigma in cui nulla è lasciato al caso e ogni singolo dettaglio trova la giusta collocazione, andando a tracciare i contorni di una verità che nel finale ci coglie davvero di sorpresa, perché assolutamente inimmaginabile. In questo gioco di incastri perfetti si inserisce anche la storia, quella vera, che qui si intreccia alla fiction in un modo così armonico da rendere quasi indistinguibile il confine fra le due.
I personaggi realmente esistiti interagiscono con quelli di fantasia ma tutti sono caratterizzati con un realismo tale da apparire vivi in egual misura. Interessante è il modo in cui, anche in questo caso, l’autore ci invita a guardare dietro le maschere sociali, oltre il velo dell’apparenza scompaginando lo schieramento di buoni e cattivi, di giusti e rei, e nel contempo sfatando anche alcuni luoghi comuni. Avremo così occasione di spiare i potenti in preda ai vizi più sfrenati o a veri e propri moti di follia – basti pensare al cardinal nepote Fabiano Innocenzo del Monte detto la Scimmia, depravato quanto fuori di testa –, all’ambiguo messer Billi o allo stesso Monsignor Arquez, che si dimostrerà molto diverso da quel che sembra. Contemporaneamente conosceremo anche le persone che non contano, quelle che vivacchiano ai margini, come le prostitute, che avranno occasione di  mostrarci anche doti diverse da quelle per cui sono note, fornendo un contributo tutt’altro che marginale nell’intera vicenda.
Una lettura che rapisce e incanta, un indimenticabile viaggio immaginario nei meandri più oscuri della nostra storia.

Il calendario completo del blogtour










Anteprima: I Medici. Una regina al potere di Matteo Strukul

Titolo: I Medici. Una regina al potere
Autore: Matteo Strukul
Editore: Newton Compton
Collana: Nuova Narrativa Newton
Pagine: 384
Prezzo: 9,90

Descrizione:
Francia, 1536. Quando il delfino, Francesco di Valois, viene ucciso, la posizione di Caterina de’ Medici a corte si complica. È la prima a essere sospettata dell’assassinio. Ma Francesco I, sovrano di Francia, crede alla sua innocenza e anzi, la spinge a rafforzare la sua posizione in vista del momento in cui, al fianco di Enrico II, dovrà regnare. Caterina si sente però debole, e non solo perché il marito le preferisce l’amante, la bellissima e temibile Diana di Poitiers, ma anche perché non riesce ad avere figli. Convinta di essere vittima di una maledizione, incarica Raymond de Polignac, valoroso comandante dei picchieri del re, di trovare Nostradamus, personaggio oscuro e inviso a molti, ma noto per le sue abilità di astrologo e preveggente. Lui è l’unico che potrà aiutarla a diventare madre. Fra intrighi di corte, tradimenti, umiliazioni e soprusi, Caterina attende con tenacia, finché non darà alla luce il primo dei suoi figli. Alla morte di Francesco I, quando la guerra di religione incombe, Caterina, ormai regina, non esita a stringere alleanze pericolose, complici le profezie di Nostradamus. La violenza scatenata dai cattolici contro i riformati in seguito alla congiura di Amboise è solo l’inizio di un conflitto destinato a culminare nella tragica notte di San Bartolomeo, quando le strade della capitale s’imporporeranno del sangue degli infedeli e Caterina, reggente di Francia dopo la morte di Enrico II, perderà tutto ciò che ha amato...

L'autore:
Matteo Strukul. È nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

mercoledì 11 gennaio 2017

Recensione: Kambo e Iboga. Medicine sciamaniche in sinergia

Titolo: Kambo e Iboga. Medicine sciamaniche in sinergia
Autore: Giovanni Lattanzi
Editore: Bibliosofica
Pagine: 402
Prezzo: 20,00 euro

Descrizione:

Nota semplicemente con il nome di Kambo, la secrezione di una rana dal nome scientifico di Phyllomedusa bicolor, ha svolto per millenni un ruolo decisivo nella cultura sciamanica delle tribù dell’Amazzonia. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, nell’Africa centro occidentale la corteccia della radice di una pianta sacra, la Tabernanthe Iboga, viene usata da tempi immemorabili dai Pigmei del Gabon e del Camerum.
In questa raccolta di ricerche antropologiche e scientifiche, interviste e testimonianze, oltre ad un’estensiva trattazione riguardante questi due enteogeni ancora poco conosciuti in Italia, Giovanni Lattanzi offre informazioni sulla sua innovativa metodologia.
Giovanni Lattanzi è il primo sciamano europeo ad aver elaborato un metodo di guarigione spirituale usando una sinergia di Kambo e Iboga applicando il Kambo sui Meridiani secondo le indicazioni della Medicina Tradizionale Cinese e somministrando la corteccia di Iboga ad alto e basso dosaggio.
Particolare attenzione viene rivolta agli studi sui peptidi presenti nella secrezione del Kambo effettuati dal Professor Vittorio Erspamer, nominato al Nobel per la Medicina e la Fisiologia da Rita Levi Montalcini; agli studi sull’Ibogaina, un alcaloide della corteccia di radice di Iboga divenuto noto per la sua sorprendente capacità di risolvere problemi legati alla tossicodipendenza, ADHD e ADD; agli studi sull’attivazione da parte dell’alcaloide Ibogaina di stati di coscienza quali il sogno lucido e il sonno attivo; all’esempio di Nikola Tesla che testimonia come sogni e visioni abbiano cambiato il nostro mondo. Un intero capitolo del libro è dedicato alla tradizione tolteca di Don Juan e Carlos Castaneda, ai segreti che questa ancora cela e all’inquietante universo de los voladores.
In un'era in cui la salute pubblica viene sempre più monopolizzata dagli interessi delle big farmas, l'autore ci mostra come le più recenti ricerche effettuate sugli enteogeni stiano apportando un contributo decisivo verso la comprensione dell'universo del cervello umano e della sua intrinseca capacità di 'risettare' sé stesso e ci aiuta a comprendere come l'affascinante universo degli enteogeni sia ben lontano dai pregiudizi con i quali viene sbrigativamente liquidato in Occidente.

L'autore: 
Giovanni Lattanzi è nato a Roma nel 1962. Si è laureato in Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente con il professor Corrado Pensa che lo ha iniziato alla meditazione Vipassana. Per più di dieci anni ha praticato meditazione Zen in Francia, nella comunità buddhista di Plum Village fondata dal Maestro Thich Nath Hanh e dal 2005 è fardado della chiesa olandese del Santo Daime, il Ceu da Santa Maria. Pittore e poeta, ha tenuto mostre – personali e collettive – e performance d’arte in Europa; ha pubblicato due libri di poesie spirituali, Dall’acqua e dal Fuoco (2006) e Door Water en Vuur (2007). Dal 2009 facilita cerimonie di Kambo e Iboga in vari paesi tra cui Olanda, Italia, Repubblica Ceca, Finlandia, Messico e Perù e conduce workshop per aspiranti facilitatori di Kambo interessati ad imparare il suo metodo di applicazione. Vive e lavora ad Amsterdam.

La recensione di Miriam:

Una rana  e una radice sacra sono i protagonisti dello straordinario libro di cui vi parlo oggi. No, non si tratta di una favola, tutt’altro, anche se devo ammettere che qualcosa di magico ce l’ha, perché leggendolo si ha l’impressione di stringere fra le mani una chiave in grado di dischiudere nuovi orizzonti di conoscenza, di luce.
Il Kambo è una secrezione prodotta da una rana (Phillomedusa bicolor) che vive nella foresta amazzonica, mentre l’Iboga si ricava dalla corteccia della radice di una pianta sacra che cresce in Africa. Pur riferendosi ad aree geografiche e a popolazioni molto distanti fra loro, entrambe sono antiche medicine e da millenni vengono impiegate, soprattutto in ambito sciamanico e religioso. Le tribù amazzoniche, tra le altre cose, utilizzano il Kambo per liberarsi dalla panema (l’energia negativa, la cattiva fortuna) ma anche per combattere malattie epidemiche come la malaria o per salvarsi dal veleno dei serpenti. Dall’altra parte dell’Oceano, l’Iboga (che letteralmente significa prendersi cura) è impiegata dai Pigmei come Sacramento nell’ambito della religione Bwiti ma nondimeno come medicinale in grado di curare varie malattie fisiche, l’infertilità, l’alcolismo.
A partire dagli anni Trenta del novecento, ma soprattutto dagli anni Settanta in poi, il mondo occidentale è entrato in contatto con queste realtà, sicché gli enteogeni di cui si tratta  – seppur attraverso un percorso accidentato e irto di ostacoli, legati in parte al pregiudizio in parte a un complesso gioco di interessi economici – , sono arrivati sino a noi.
Questo saggio costruisce una sorta di ponte ideale fra le due culture e le due medicine che, nell’esperienza dell’autore si incontrano per lavorare in sinergia. Giovanni Lattanzi è, infatti, il primo sciamano europeo ad aver elaborato un metodo di guarigione spirituale che prevede l’impiego coordinato di Kambo e Iboga. E non solo. Avvalendosi delle conoscenze maturate attraverso lo studio della Medicina Tradizionale Cinese, ha sviluppato una tecnica di applicazione del Kambo che combina le sue proprietà curative con la riflessologia auricolare e plantare.
Nel libro la illustra in maniera chiara ed esaustiva, ma non si limita a questo. L’opera, in effetti, si offre al lettore come un trattato completo che parte dalla descrizione del Kambo e dell’Iboga, esplorando il loro significato e il loro impiego nei corrispettivi contesti originari, per poi passare al loro approdo in Occidente, agli studi scientifici condotti in particolar modo dal Premio Nobel Professor Vittorio Espamer e al contributo che le ricerche su queste sostanze stanno fornendo nella comprensione del cervello umano, al loro utilizzo sperimentale nel trattamento della tossicodipendenza, dell’alcolismo, del disturbo post-traumatico da stress e della ADHD, sino ad arrivare all’esperienza diretta e agli studi condotti dall’autore.
Il tutto è arricchito da una serie di interviste e testimonianze che garantiscono un costante contatto fra teoria e pratica.
La lettura ci consente di familiarizzare con queste medicine, di imparare a conoscerle –  e a contestualizzarle anche – seguendo un approccio scevro da pregiudizi e luoghi comuni, tanto che la consiglio vivamente a quanti abbiano voglia di capire esattamente cosa sono, come agiscono, quali sono le loro potenzialità.
“Una delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo libro” spiega Lattanzi nell’Introduzione “è il bisogno di fare chiarezza sui facili fraintendimenti e pregiudizi che girano intorno al mondo degli enteogeni in generale e del Kambo e dell’Iboga in particolare. Gli enteogeni vengono facilmente bollati con etichette che sono in realtà dei cliché creati da paura, ignoranza o interessi economici che preferirebbero relegare nell’ambito dell’illecito o del pericoloso tutto ciò che esce fuori dai tracciati dettati dalle leggi della politica e da un modo convenzionale di pensare.”
Un tentativo di “sdoganare” lontanissimo dalla sregolatezza ma condotto con rigore e saggezza. Nel ribadire che sostanze come il Kambo e l’Iboga non sono assolutamente assimilabili agli stupefacenti, né possono avere uno scopo ricreativo, l’autore non manca di scoraggiare il fai da te, rimarcando l’importanza di approcciarsi a determinate esperienze sotto la guida di facilitatori esperti e, nello steso tempo, sottolinea che gli enteogeni non vanno considerati come sostitutivi della medicina ufficiale. Del resto, il suo percorso e la sua riflessione non puntano alla separazione, bensì all’avvicinamento di due mondi che finora sono rimasti separati, quello appunto della scienza e quello della ricerca interiore.
Tuttavia l’attenzione non si focalizza esclusivamente su questo. Uno degli aspetti più interessanti del saggio, dal mio punto di vista, è da rintracciarsi nella sua capacità di allargare il raggio di interesse, facendoci entrare nel merito della cultura sciamanica e proponendoci un interessante confronto fra due modi differenti di intendere l’essere umano e la medicina stessa.
Un intero capitolo è dedicato alla tradizione tolteca e agli insegnamenti di Don Juan, così come ampio spazio è dedicato alle testimonianze sul sogno e sulla sincronicità, con particolari riferimenti a  Nikola Tesla e Carl Gustav Jung.
Uno dei punti sensibili, ben messo in evidenza e approfondito, riguarda, per esempio la visione dell’uomo nella cultura sciamanica, inteso non come essere diviso in mente e corpo ma come un tutto unico, che a sua volta è parte integrante di un macrocosmo, che non solo lo comprende ma è parte della sua stessa essenza (non siamo ma inter-siamo come afferma il maestro zen Tich Nath Hanh).
I poteri  curativi  degli enteogeni, e dell’Iboga in particolare,  vanno appunto rintracciati nella capacità di mostrare, a colui che ne fa uso,  le ombre della sua anima, di aiutarlo a individuare gli aspetti di sé e della propria vita che necessitano di un cambiamento, affinché possa raggiungere uno stato di armonia e pace interiore – non a caso il saggista americano Daniel Pinchbeck ha paragonato una sessione di Iboga a dieci anni di psicoterapia. Non dunque una sostanza estranea introdotta nell’organismo, ma una medicina che risveglia, attivando un processo di autoguarigione che parte dalla spirito.
Leggere questo libro, in definitiva, è come compiere un viaggio alla scoperta di un universo affascinante e ricco di potenzialità, ma nello stesso tempo alla riscoperta del senso della vita e della sua sacralità.