giovedì 23 febbraio 2017

Recensione: Il dipinto maledetto

Titolo: Il dipinto maledetto
Autrice: Alex Connor
Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo eBook: 3,99
Prezzo cartaceo: 9,90
 
Descrizione:
VENEZIA, 1555. Nella città del doge il pericolo è in agguato. Un rigido inverno avvolge la città nella bruma, e sulle banchine affiorano degli inquietanti cadaveri. Sono le vittime di uno spietato serial killer, rese irriconoscibili dalle torture…
LONDRA, oggi. Gli studiosi d’arte di tutto il mondo sono in fibrillazione per un antico dipinto di Tiziano, che si credeva perduto per sempre. È il ritratto di Angelico Vespucci, noto mercante veneziano. Il grande artista è riuscito a riportare sulla tela, con estremo realismo, i tratti somatici dell’uomo, ma non la crudeltà del suo animo. Proprio quel Vespucci, infatti, potrebbe essere il terribile mostro colpevole di aver scuoiato numerose giovani donne: una colpa che nessuno riuscì a provare e che rimase senza condanna. All’indomani del ritrovamento del quadro, però, vengono rinvenuti in giro per il mondo una serie di cadaveri senza pelle. Chi è l’assassino?

L'autrice:
Alex Connor è autrice di molti thriller e romanzi storici, perlopiù ambientati nel mondo dell’arte, tutti bestseller e in cima alle classifiche di vendita. Lei stessa è un’artista e vive a Brighton, nel Sussex. Cospirazione Caravaggio, uscito per la Newton Compton nel 2016, è diventato un bestseller immediato, ai primi posti delle classifiche italiane. Per saperne di più: alexconnorthrillers.com

La recensione di Miriam: 
Una giovane donna trova un quadro abbandonato nelle acque del Tamigi. Il suo nome è Serafina Morgan, vive in Italia, si trova a Londra per lavoro ed è in procinto di ripartire. Decide allora di regalare il dipinto a Gaspare Reni, un vecchio amico di famiglia che abita in città, lui è un mercante d’arte e sicuramente potrà apprezzare il gesto.
In realtà il gallerista rimane senza fiato perché l’opera in questione non solo è stata realizzata da Tiziano ma era andata perduta. Si tratta di un pezzo di inestimabile valore, per cui qualsiasi collezionista farebbe follie, ma c’è dell’altro. Il soggetto riprodotto sulla tela è Angelico Vespucci, un uomo accusato ai suoi tempi di aver ucciso e scuoiato ben quattro donne. Si narra che il suo ritratto sia maledetto, che porti sfortuna a chi lo possiede, ma circola anche una leggenda secondo la quale il giorno in cui il dipinto maledetto fosse ricomparso l’assassino sarebbe tornato a colpire.
Chiaramente non può che essere una superstizione perché i morti non tornano… quando, però, viene rinvenuto il cadavere di Serafina, privo di pelle, il dubbio che qualcosa di strano stia realmente accadendo si fa strada nella mente di Reni. Coinvolgere la polizia è fuori discussione perché, nonostante tutto, desidera mantenere il segreto sul ritrovamento del quadro, così si rivolge all’amico Nino Begstrom affinché lo aiuti a risolvere l’enigma.  
Mentre le indagini ufficiose hanno inizio, a dispetto della discrezione osservata dai due uomini, la notizia che il quadro di Tiziano è tornato in circolazione comincia a girare fra i mercanti d’arte, sicché si scatena una vera e propria caccia.
I galleristi Jobo Kido dal Giappone, Triumph Jones e Farina Ahmadi dall’America si attivano per impossessarsi del quadro. Ciascuno di loro è disposto a tutto ed è pronto a scalzare gli avversari in quella che si rivelerà essere una vera e propria corsa all’ultimo respiro.
Intanto il killer “risorto” dal passato continua a mietere le sue vittime, replicando lo stesso schema di allora.
Il giallo legato alla scomparsa e al ritrovamento del famigerato dipinto si intreccia a quello concernente Angelico Vespucci, una figura enigmatica e inquietante. La narrazione stessa procede alternando capitoli ambientati a i giorni nostri, che seguono le indagini sulle uccisioni avvenute  nel presente, a pagine che rimandano al Cinquecento, esattamente ai giorni in cui Tiziano realizzava il ritratto di Vespucci e i sospetti che costui fosse un assassino si infittivano.
Comprendere la storia del serial killer del passato, studiare il suo modus operandi, il suo movente è un passo indispensabile per poter stanare il criminale che lo emula ai giorni nostri ma non si tratta di un’impresa facile giacché sembra che tutte le notizie riguardanti Vespucci e la sua sinistra storia siano state insabbiate. Ricostruire le vicende che lo hanno visto protagonista è quasi un rompicapo, un giallo nel giallo.
La trama, avventurosa e ricchissima di colpi di scena, ha l’effetto di una calamita, irretisce e invoglia a proseguire senza sosta nella lettura perché fomenta di continuo la curiosità di scoprire cosa accadrà e quale potrà essere la soluzione del mistero.
Ancora una volta Alex Connor confeziona un thriller ad alto tasso adrenalinico che ci trascina nei meandri più oscuri del mondo artistico e dell’animo umano. Non solo torna a proporci un caso intrigante  che si snoda al confine fra storia e fiction e, in qualche modo, fa rivivere un grande artista cinquecentesco ma, come in Cospirazione Caravaggio,  mette ben in evidenza luci e ombre del mondo che gravita intorno all’arte e al suo commercio. Se da un lato tratteggia con maestria il profilo psicologico di un efferato assassino, dall’altro mette a nudo l’anima di una nutrita schiera di mercanti d’arte, mostrandoci come l’avidità, la smania di possesso possano prendere il sopravvento sulla stessa sensibilità artistica risvegliando istinti brutali. Leggendo, in effetti, non si rimane colpiti solo dalla ferocia di chi uccide e scuoia le proprie vittime ma dal cinismo, dalla mancanza di scrupoli di coloro che pur di accaparrarsi un quadro di valore sono pronti a calpestare chiunque e a commettere qualsiasi nefandezza. È un ambiente torbido, spietato quello in cui l’autrice ci trascina, un ambiente in cui l’arte si tinge appunto di sangue e non sempre nobilita l’uomo.













martedì 21 febbraio 2017

Recensione: Morte con carne di Shane McKenzie

Titolo: Morte con carne
Autore: Shane McKenzie
Editore: Independent Legions Publishing
Pagine: 230
Prezzo cartaceo: 17,04
In uscita anche in eBook
Disponibile qui


Descrizione:

Felix e Marta si recano in Messico per girare un documentario sull'immigrazione clandestina, sul commercio di persone, sugli omicidi e altri crimini che caratterizzano il territorio di confine tra Stati Uniti e Messico, una brutale terra di nessuno che spesso si tinge di sangue. Marta vuole scoprire cosa è accaduto ai propri genitori, loro stessi immigrati, e documentare cosa avviene, quale può essere la terribile sorte a cui vanno incontro i disperati che tentano di passare la frontiera. Per iniziare la loro missione, in incognito, fingendosi immigrati, Marta e Felix sostano in una piccola città di confine, un luogo estremamente pericoloso, abitato da bande di droga, poliziotti corrotti, maniaci borderline, e qualcosa di molto peggio... una famiglia che vive di passioni forti, decise, senza compromessi: la cucina messicana, a base di carne, la predazione di esseri umani, e un’originale, deviante interpretazione della Lucha Libre, lo stile di wrestling messicano. Quando Felix e Marta incontreranno questa famiglia, e i loro riti di cibo, sesso e violenza, la loro vita, e la loro missione, cambierà per sempre.

La recensione di Miriam:
Confine fra Messico e Stati Uniti: sempre più clandestini ispanici tentano di eludere la sorveglianza e di saltare oltre il recinto che li separa dall’opportunità di una vita migliore. Pochi ce la fanno mentre molti vengono fermati dalla polizia. Nessuno sa cosa succede esattamente dal quel momento in poi, ma si racconta di percosse, stupri, sparizioni. La frontiera sembra essere diventata un vero e proprio buco nero che inghiotte chi osa sfidarla.
Lo scenario su cui si apre il romanzo è di un’attualità inquietante. Non ho potuto fare a meno di pensare al muro di Trump, a quello che sta accadendo di recente in America e non vi nascondo che ho sentito un brivido corrermi lungo la schiena. La storia che segue non è incentrata sulla politica né esprime giudizi in tema di immigrazione, si tratta di un extreme horror finalizzato soprattutto all’intrattenimento, ma il legame saldo con un contesto reale e familiare fa schizzare subito la tensione a livelli altissimi. Una delle peculiarità che caratterizzano l’opera, e che dal mio punto di vista la rende particolarmente interessante, risiede infatti nel perfetto connubio che si crea fra splatter e terrore fine. Le pagine sono intrise di sangue, affollate di interiora rovesciate, corpi scuoiati, cervella, eppure non è solo per questo che si trema.
A pungolare il senso della paura è la plausibilità di quello che accade, l’idea che per quanto folle non ha nulla di sovrannaturale, giacché l’incubo in cui  gradualmente precipitiamo con i protagonisti attiene al lato oscuro della natura umana che, si sa, è in grado di superare qualsiasi immaginazione.
La discesa nell’inferno comincia quando Marta, ragazza di origini ispaniche adottata da una famiglia americana e cresciuta legalmente negli Stati Uniti, decide di fingersi clandestina e di farsi arrestare al confine. Lo scopo del suo progetto suicida è quello di scoprire cosa accade ai messicani catturati e di produrre un documentario affinché tutti conoscano la verità. Portarlo a termine per la ragazza significherebbe anche scoprire cosa ne è stato dei suoi genitori biologici, presi appunto mentre tentavano di oltrepassare la frontiera. Ad accompagnarla in questa missione e il ragazzo, Felix, che non approva ma non ha cuore di abbandonare la sua amata a un destino che non promette nulla di buono.
Il viaggio comincia e man mano che la meta si avvicina l’atmosfera si fa sempre più tesa. Si percepisce con chiarezza che c’è qualcosa di sbagliato, lo si capta a cominciare dall’aria che si respira e dagli incontri che scandiscono la marcia fino al punto di arrivo. Sono quasi messaggi subliminali, dettagli  che McKenzie dissemina sul suo sentiero narrativo, quasi fossero macabre briciole di Pollicino, mettendo i nostri sensi in allerta. Basti pensare al modo lascivo in cui il proprietario del motel in cui Marta e Felix fanno sosta mastica un pezzo di carne essiccata; alla loro sensazione di essere costantemente spiati, soprattutto nei momenti di intimità; all’ambiguità dello sceriffo; agli sguardi in tralice degli avventori del bar, sino ad arrivare alla roulotte dei Tacos in cui si avvicendano personaggi dall’aria grottesca che servono cibo dall’aria invitante e il profumo irresistibile… almeno fino a che non si conoscono gli ingredienti.
Più si va avanti e più aumentano la trepidazione e l’ansia di scoprire cosa succederà quando i due giovani verranno infine presi. Tuttavia, ciò che riusciamo a prefigurarci è destinato a essere spazzato via perché, da bravo burattinaio, l’autore ci depista, ci spinge volutamente in una direzione salvo poi costringerci a una brusca virata.
In effetti, qualcosa di terribile si annida lì al confine ma non è nulla che si possa presagire.
Per ovvie ragioni non vi svelerò di cosa si tratta, ma preparatevi a visitare una sinistra casa abbandonata, a conoscere una famiglia che definire inquietante sarebbe un eufemismo, ad assistere a raccapriccianti incontri wrestling…
Lo stile è ipnotico, le scene splatter  che si susseguono a ritmo serrato sono così crude e dettagliate da mettere a dura prova gli stomaci più deboli. Eppure, fra spuzzi di sangue e carne fatta a pezzi mettono radici anche sentimenti profondi, sentimenti violenti, disperati. In Morte con carne non c’è solo orrore fine a stesso, non c’è solo il sensazionalismo della violenza che raggiunge picchi estremi divenendo quasi oscena, c’è anche il dramma dell’emigrazione, la fame, la solitudine, la tristezza dell’amore non corrisposto,  la disperazione che sfocia nella follia sospingendoci in corsa verso un finale perfetto che, nel sorprenderci, non ci dona sollievo ma, in sintonia con l’efferatezza della storia narrata, stringe come un cappio alla gola e torna  a farci tremare, catturandoci in un perverso loop.


















lunedì 20 febbraio 2017

Anteprima: Shangai di Yokomitsu Riichi

Titolo: Shangai
Autore: Yokomitsu Riichi
Editore: Atmosphere Libri
Prezzo: 16,00

Descrizione:
Shanghai, 1925. Figure inquiete si aggirano per la città. Tra queste, due giovani giapponesi: Sanki lavora in banca, coprendo le losche operazioni finanziarie del suo direttore; Kōya è un uomo d’affari d’assalto, privo di scrupoli ma vivace e dinamico.
Attorno a loro la Shanghai d’inizio secolo, metropoli dinamica che preannuncia quella
del nostro presente: le nebbie del porto sul lungofiume, i vicoli scuri e affollati, le fabbriche in rivolta, i canali sporchi e maleodoranti, i locali gremiti di clienti provenienti da tutte le parti del mondo. L’azione si svolge in buona parte nel quartiere in cui si riuniscono le rappresentanze dei paesi occidentali, la zona degli affari e dei night club in cui si balla al ritmo delle canzoni all’ultima moda. I protagonisti si muovono anche per i vicoli della città cinese, abitati da una popolazione dolente e misera dedita alle più varie attività: coolies, portatori di risciò, mendicanti… e i postriboli, affollati di prostitute giapponesi, cinesi e perfino russe, residui dell’aristocrazia sfuggita alla Rivoluzione d’Ottobre. Altri personaggi si aggirano nel calderone della città, agitata dai grandi rivolgimenti storici del tempo, tra scioperi nelle fabbriche, uomini d’affari di tutto il mondo in cerca di opportunità e movimenti panasiatici e nazionalisti, appoggiati da gran parte dei protagonisti, che coltivano idee di ribellione contro la dominazione occidentale.

L'autore: 
Yokomitsu Riichi (1898-1947) è uno degli autori giapponesi più importanti della sua epoca. Ottenne inizialmente fama con uno stile influenzato dalle avanguardie letterarie europee del periodo. Nella seconda metà degli anni ‘20 fondò lui stesso, con alcuni colleghi, tra cui l’amico Kawabata Yasunari (premio Nobel per la letteratura nel 1968), un gruppo di sperimentazione letteraria noto come Shinkankakuha (Neopercezionisti).
Tra le sue opere più note di quegli anni, due racconti, ambedue tradotti in italiano:
Nichirin (L’astro solare) e Haru wa basha ni notte (La primavera arriva su una carrozza). Il romanzoShanghai ha rappresentato uno dei suoi tentativi più noti di mettere in pratica lo stile sperimentale da lui teorizzato, pur mantenendolo accessibile al pubblico. Shanghai è stato tradotto in lingua inglese e pubblicato negli Stati Uniti nel 2001.